Juve alla prova del nove Deve dimostrare quanto vale veramente

Domina la Serie A, è in finale di Coppa Italia: ma se toppa in Champions tutta la stagione si sgonfia. Stasera non può sbagliare contro il Monaco

Ditelo con Buffon: «Il Monaco non è ai quarti di Champions per caso». E non vi troverete male. Ma, probabilmente, non lo è nemmeno la Juve. Questa non è una Juve per caso. O, almeno, lo è molto meno di quella che andò a sbattere contro il muro del Bayern Monaco, un paio di stagioni fa. Monaco come Germania, concretezza ed eterna ricerca del solito “über alles”. E ora Monaco come Montecarlo, Francia, principato, frivolezze, storie di nobili e nobiltà. Che ci sia una logica nella scelta della sorte, dettata dal pallone e dall'urna? Che sia il riannodarsi di una storia, un percorso da Monaco al Monaco (con accento sulla “o”)? L'ottimismo suggerisce di pensare che la stella voglia concedere un gradino in più alla storia della Signora. Il realismo sollecita tutti i tocca ferro e chiede aiuto a talento e bontà calcistica dei nobili juventini.

Calcisticamente, questo è certo, ci sono più nobili di piede, e di pedigrèe, in maglia bianconera rispetto a quelli del Principato. Fate due conti: quanti del Monaco infilereste nella Juve? Raggi che ha fatto strada solo tra Empoli e Bologna? O lo spossato Carvalho? Magari Toulalan che l'Inter voleva, o Berbatov che illuse la Juve prima di cambiare aereo? Non è aria. Forse sono più attraenti la stellina Kondogbia o Anthony Martial, bomber messo sotto lente da tempo pure dalla Juve. E, invece, quanti juventini potrebbero interessare a Josè Leonardo Nunes Alves Sousa (nome spossante) Jardim? Tre per tutti: Tevez, Buffon, Pirlo. Magari Marchisio e Barzagli. Senza dimenticare Pogba che vale il top dei top. Qualcuno non ci sarà stasera e se ne vedrà l'effetto che fa.

A questo punto ci sarebbe da trovar soluzione ad una domanda, complice il Monaco: «Juve o non Juve? Questo è il problema». Che ne sarà della Signora? Del suo creder di essere, di una stagione che può lievitare come un bel dolce emulsionato o sgonfiarsi come un soufflé bruciato? Conquistare la semifinale di Champions perché non svapori tutto: quanto sei bravo Allegri, quanto sei forte Juve, lo scudetto in arrivo, la finale di coppa Italia, la squadra sganciata dall'effetto Conte. Due partite che valgono un fine, prima ancora di una speranza da finale: dire che la Juve è tornata, dovunque e per tutti. E lo Juventus Stadium vivrà la prima grande notte di emozione, vibrar di sentimenti e chissà mai che tutti dimentichino i risentimenti. Meglio una semifinale Champions o quello stucchevole aggrapparsi a scudetti tolti e perduti? Da quando esiste lo Stadium questa è la prima volta che la Signora vive una autentica sera di gala, la svolta di una storia, una idea Champions. I giorni degli scudetti venivano dopo una lunga corsa. La semifinale con il Benfica era Europa di seconda linea. Due anni fa il Bayern era un muro. Oggi il Monaco piuttosto un tranello. Non conta perdere con il Parma dopo 20 partite da imbattuta. Conta vincere quando serve.

«Possiamo battere tutti», ha raccontato Carlos Tevez tralasciando di pensare a Barcellona, Real Madrid e Bayern. Almeno quelle. Smodato ottimismo. Voglia di triplete, d'accordo. Ma intanto voglia di tre gol: servirebbero per sentirsi tranquilli. Il Monaco ha vinto le ultime due sfide in trasferta, regalando reti e vigore, gioco ed effervescenza: concentrato di calcio francese. Direbbe Buffon: non le ha vinte per caso. Ma la Juve ha vinto tre volte su quattro a Torino. Insegna la Champions che non c'è squadra per caso, quando arriva tra le otto migliori. Da poco più di un decennio (2003) la Juve non tocca la semifinale Champions. Chissà mai: tutto nel segno del numero dieci. Del Piero, un 10 che stese il Monaco nella semifinale 1998. Oggi c'è Tevez: non un 10 per caso.