Juve sull'orlo della crisi: scucito lo scudetto

Buffon: "Il tricolore è un discorso che va accantonato. Tante cause". I vertici a Vinovo: tutti a rapporto

Torino - Viva la sincerità. Perché, per dirla con Evra, «non siamo qui per vendere sogni». Ieri, la Juve depressa di questi tempi ha mandato Gigi Buffon davanti alle telecamere per dire che «lo scudetto è un discorso che va accantonato. Il distacco dalla vetta è talmente tanto che non è il caso di perderci in voli pindarici, anche perché noi non abbiamo ancora una fisionomia certa. Dobbiamo risolvere i problemi che ci portiamo appresso e guardare la classifica tra due o tre mesi». Che poi è quello che sostiene Allegri: se ne riparlerà a Natale, magari non di scudetto ma di qualificazione a una competizione europea. Di sicuro, un settembre così non era nemmeno lontanamente prevedibile e il rischio adesso è che subentri lo scoramento: mercoledì arriverà allo Stadium il Siviglia e, nonostante la vittoria nella prima giornata del girone di Champions contro il Manchster City, non è che si possa considerare certo il passaggio del turno. Bisogna allora serrare le fila e andare avanti, pena davvero il rischio di una crisi di nervi collettiva: ieri a Vinovo si è vista la dirigenza al gran completo, Allegri è stato rassicurato e i giocatori stimolati a pensare positivo. «Non molla nessuno, reagiremo», aveva detto Evra nel post partita di Napoli. «Penso ci siano varie concause per spiegare un momento come questo - ha proseguito Buffon -. È vero che non ci sono più in rosa alcuni giocatori di spessore internazionale, ma questo non deve essere un alibi perché la storia della Juve è una storia di vittorie. Qui si è vinto senza Buffon, Vidal, Conte e Pirlo: e si continuerà a farlo. Considerato che in una partita come quella di Napoli c'erano in campo sette o otto componenti della Juve degli anni precedenti, il discorso è più complesso».

La ricetta insomma non ce l'ha nessuno, se non quella del «lavoro e poche chiacchiere» predicata da Allegri. Il quale però ci sta mettendo anche del suo per rendere più confuse le idee di chi va in campo: otto formazioni diverse in altrettanti impegni ufficiali, Hernanes playmaker quando è stato acquistato per fare il trequartista, Cuadrado messo a sedere a Napoli quando forse sarebbe stato il caso di farlo rifiatare contro il Frosinone (ma pure contro i ciociari la Juve non ha vinto) e via di questo passo senza dimenticare i tanti (troppi) infortuni. E poi il mistero Pogba, che davvero azzecca la metà delle giocate rispetto a quelle degli anni scorsi, quasi che la maglia numero 10 ne avesse fatto crescere la superficialità. Pensare positivo è obbligatorio ma sempre più difficile, i 13 punti in meno rispetto all'anno scorso pesano, la prospettiva di non raggiungere nemmeno il terzo posto (e la Champions vale almeno 50 milioni) spaventa. Le vacanze, però, sono lontane.

Commenti

andrea53

Lun, 28/09/2015 - 10:33

Ci vuole una pulizia (Allegri) come fatta da Marchionne in Ferrari, via i belli ed inutili (Allegri) e spazio a "testa bassa e lavorare"