La Juve superoffensiva vince la terza di fila e torna in fuga scudetto

In 25' Higuain e Khedira domano il Sassuolo Dybala esce e non stringe la mano ad Allegri

La casa del Sassuolo è il Mapei Stadium. È scritto ovunque. L'anno scorso una sconfitta qui diede il via alla clamorosa rimonta scudetto della Juve. Anche la vittoria di ieri può a suo modo rappresentare una svolta. Perché per la prima volta Massimiliano Allegri esporta lontano da casa il modulo dei "fantastici 4", vince e convince come mai gli era successo finora in trasferta. Allungando di nuovo sulla Roma che scivola a -4, potenzialmente -7 con la gara da recuperare a Crotone.

È una Signora accecante per la bellezza delle due azioni che mandano a segno Higuain e Khedira. Se tre indizi fanno una prova, le prestazioni con Lazio, Milan e Sassuolo raccontano di una squadra che adesso sa anche essere spettacolare. Ma a impressionare ancora di più è la solidità, l'equilibrio che la Juve riesce a mantenere nonostante i tanti giocatori offensivi schierati. Quattro occasioni concesse in tre partite. Se si vuole trovare il pelo nell'uovo i bianconeri non trovano ancora una volta il terzo gol che chiuderebbe definitivamente la contesa pur collezionando altre cinque occasioni. Dybala è quello che ci va più vicino, colpisce il palo poco prima di venire sostituito. E la «Joya» crea il caso della domenica perché esce, saluta Pjaca ma non dà la mano ad Allegri. «Ci sta che si arrabbi, vuol dire che ci tiene», dice l'allenatore. L'argentino, alle prese con un rinnovo a cifre da capogiro già fatto ma non ancora ufficiale (da definire i diritti di immagine), probabilmente "istruito" a stretto giro di posta dal pullman cinguetta un eloquente: «Tutti insieme!». In una squadra che diverte e si diverte, probabile che nessuno voglia mai uscire, compreso Dybala. Allegri smorza con un «vi ha dato da parlare per tutta la settimana». Ma è anche la settimana di Juve-Inter e l'allenatore campione d'Italia tira dentro i nerazzurri nella corsa scudetto: «Hanno il potenziale per rientrare». Lo deve pensare anche Buffon che "dimentica" la Roma («Ha perso? Non sapevo che giocasse»), ma mette nel mirino la squadra di Pioli: «In questo momento stanno meglio di Barça e Real... E ricordiamoci com'è finita all'andata». Stavolta si giocherà in casa, dove la Juve vince da 27 gare di fila, striscia che fa il paio con quella di 33 in campionato senza pareggi.

In trasferta aveva già perso quattro volte. Ma ora è una Signora che va veloce con Pjanic in regia, vola sulle ali con Cuadrado e Mandzukic, il croato è sempre più l'uomo simbolo della squadra anche se Higuain gli continua a rubare la copertina esaltato dal nuovo modulo: «È tutta la carriera che gioco così», la benedizione del Pipita, di nuovo in vetta alla classifica cannonieri con 15 gol, prima di aggiungere: «Allegri, che coraggio». Il copione ormai è un leit motiv: partenza a razzo, gol nel primo quarto d'ora e gara chiusa dopo 25'. Sassuolo non pervenuto anche se patron Squinzi lo vorrebbe ancora in zona Europa. Ma Di Francesco la pensa diversamente: «Guardate gli organici delle prime 5-6 squadre...». Può essere l'inizio di un lungo addio. Anche in casa Juve tiene banco il futuro di Allegri con il contratto in scadenza nel 2018. Marotta lo blinda, l'allenatore pensa a un presente tutto da vivere. «La parola chiave è responsabilità», il Max-pensiero-social. Aveva detto che il Sassuolo era un esame, la Juve lo ha superato ma non basta: «C'è da migliorare sulla gestione palla, sulle distanze perché la squadra più è corta, più riesce a dare pressione». Prove di una Juve perfetta, quella che serve per sesto scudetto e Champions.