Juve con vista Champions Ma il mondiale non l'aiuta

Il quarto scudetto consecutivo? Roba piccola, scontata, ordinaria. La vittoria in Champions league? Beh, quello sì che è un dovere, primario, indispensabile. Ci risiamo, la Juventus riparte con lo stesso cruccio di sempre, onorata in Italia, maltrattata, da se stessa, in Europa. Ad Antonio Conte viene chiesto di realizzare quello che non è riuscito a Cesare Prandelli e ai suoi sodali. Riassunto: erano dodici gli juventini presenti al torneo mondiale, sette sono usciti al primo giro (Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci, Marchisio, Pirlo e Asamoah), quattro al turno successivo (Vidal, Isla, Caceres, Lichtsteiner), uno è arrivato ai quarti (Pogba). In parallelo la Germania finalista ha potuto contare sui magnifici sette del Bayern, già vincenti in Bundesliga e in Europa. Va da sé che il calcio non sia matematica ma logica sì, eccome. Dunque la nuova Juventus è nelle mani del suo allenatore che dovrà riuscire in un'altra impresa. Il mercato bianconero non è concluso, secondo una maligna corrente di pensiero non sarebbe nemmeno mai incominciato. I cognomi sparati da noi giornalisti, Sanchez, van Persie, Cuadrado, hanno preso altri indirizzi o sono rimasti al domicilio iniziale.
La Juventus non può spendere i milioni, tanti, che invece escono dalle casse altrui, ha portato a casa i denari delle comproprietà che servono a riequilibrare, appena, il bilancio pesante eredità di un passato prossimo che qualcuno continua a dimenticare, anche perché il maggiore azionista di riferimento era lo stesso di oggi. La trattativa con il Verona, per Iturbe, non è semplice, i veneti sparano cifre indecenti, la Juventus non cade nella trappola, il ventunenne ha talento ma venticinque milioni di valutazione sono una cifra per turisti giapponesi o qatarioti. Si sussurra di un'eventuale partenza di Pogba o di Vidal, tentato dal Manchester United di Luis Van Gaal. Potrebbe anche starci se fosse stata programmata (come stanno facendo il Real Madrid per Di Maria, con l'arrivo di James Rodriguez o l'Atletico di Madrid con le partenze di Courtois e di Diego Costa e l'acquisto di Scuffet e Mandzukic), programmata, dicevo, con un investimento sulla stessa linea tecnica e tattica. Invano era stato inseguito in passato il belga Nainggolan sul quale poi l'eccellente Sabatini ha giocato la carta romanista, così come Cuadrado che ha ballato tra Udine e Firenze e oggi potrebbe andare a Barcellona per sostituire Alexis Sanchez. Evra prenderà il posto, in rosa, di Peluso, mi sembra un buon salto di qualità e di esperienza. Morata è un pour parler, è giovane, acerbo, come lo erano Pogba e Llorente, ed è singolare che, rispetto al passato, la Juventus debba essere l'asilo nido che fa crescere il campione per poi venderlo.
La Juventus, dunque, naviga a vista, non esce dal porto, non prende il largo, deve assolutamente rispettare il bilancio, Andrea Agnelli è un uomo solo al comando, suo cugino non spende una parola, almeno in pubblico, sul mercato bianconero però viene richiesto il massimo risultato, sapendo che sarà l'allenatore a rimediare ad eventuali errori ed omissioni. Antonio Conte parte con lo spirito aspro di sempre, uno contro tutti, dovrà ammorbidirsi, non certo con lo spogliatoio che soltanto lui conosce, ma con un ambiente che aspetta la sua completa maturazione, caratteriale non professionale, per farlo entrare nel grande circuito continentale. La corte del Milan, il desiderio di allenare la nazionale, non oggi (anche se l'idea part time lo solletica ma non fa e non farà mai parte dei “costumi italiani”), la voglia di portare il suo gruppo a una crescita in proporzione ai gol e ai numeri della classifica, sono le sue vitamine quotidiane. Credo che ci sarà qualche sorpresa nei rapporti con la stampa. Vedremo.
Di certo la Juventus che parte oggi per un'altra avventura non può sparare alla luna. Sa di essere la migliore in Italia mentre le concorrenti si stanno preparando, anche a parole, alla sfida. Confermarsi per la quarta volta sarebbe storico ma inutile o marginale per i benpensanti. Conta soltanto la Champions e, rileggendo il mondiale, c'è poco da stare allegri. Il resto è come lo spray degli arbitri, dura un minuto e poi svanisce.