Karamoko a 13 anni nella Under 20

Un fenomeno ivoriano fa sognare il Celtic. Che gli vieta sponsor e interviste

I tifosi del Celtic hanno già un idolo di nome Dembele. E' il centravanti francese Moussa, acquistato la scorsa estate dal Fulham, e a segno già 12 volte in questa stagione. Ma presto a Parkhead, la casa degli Hoops, un suo omonimo (senza legami di parentela) potrebbe rubargli la scena. Un attaccante dal talento secondo solo alla precocità, un prodigio fenomenale che sta scomodando i più impegnativi paragoni dopo l'esordio con l'Under 20 bianco-verde. Ovvero tra compagni di squadra e avversari di sette anni più grandi. Sono bastati nove minuti - lunedì sera nella vittoria sugli Hearts - perché il mondo scoprisse Karamoko Dembele. Il nuovo baby-fenomeno del calcio scozzese, 13 anni dalla classe cristallina. Figlio di genitori provenienti dalla Costa d'Avorio, Karamoko è inserito nel settore giovanile del Celtic da due anni. Nel mentre frequenta la St. Ninians High School a Kirkintilloch, a nord di Glasgow.

Gli internauti lo conoscono da quando un video, che raccoglie le sue prodezze, è diventando virale. Una carrellata di funambolismi, tra dribbling e assist, che Karamoko ha esibito nel corso di un torneo estivo, vinto con disarmante superiorità in finale sui ragazzini del Barcellona. Inutile aggiungere che l'enfant prodige del Celtic è stato nominato miglior giocatore della rassegna. Lo stesso riconoscimento meritato quando in primavera aveva trascinato i suoi compagni al trionfo nella prestigiosa Bassevelde International Cup, una sorta di Champions per bambini. I tecnici lo descrivono come «un'ala esplosiva, dall'incredibile potenza e progressione considerata la giovane età».

Lunedì ha debuttato tra i grandi subentrando a Jack Aitchison, un altro che ha bruciato le tappe quando lo scorso maggio è diventato il più giovane debuttante (con gol al primo tocco) nella ultracentenaria storia del club scozzese. Dembele può sognare di fare addirittura meglio. Anche se da lunedì la priorità di tutto il Celtic è isolarlo dal circo mediatico che rischia di travolgerlo: vietate interviste, sponsorizzazioni, comparsate pubbliche. Ancor prima del calciatore, a Glasgow vogliono proteggere il bambino.