Moise Kean, il padre attacca ancora: ''Qualcuno gli sta facendo montare la testa''

E' tornato a parlare Biorou Jean Kean, il papà di Moise: ''Non so perchè mio figlio parli così, gli stanno facendo montare la testa, non lo vedo da 7 anni, è lui che non vuole''

Prosegue il botta e risposta tra Biorou Jean Kean e il figlio Moise, il promettente attaccante della Juventus, sempre più in rampa di lancio dopo le grandi prestazioni in Nazionale.

E' tornato a parlare il padre di Moise Kean che in un'intervista a La Zanzara su Radio24 ha risposto agli attacchi del figlio, pubblicati su Instagram, mostrando tutta la sua incredulità: ''Se ho letto quello che ha scritto? Sì, ma non so perché mio figlio parla così, non lo so. Non è semplice, ma c’è qualcuno sotto. Mio figlio non può dire questo. Io lo conosco, è un ragazzo tranquillissimo. C’è qualcuno che gli sta montando la testa, non so se la madre o la società, non lo so proprio''.

Un rapporto familiare quanto mai controverso: ''Mio figlio non può scrivere questa cosa, in genere, perché io lo conosco. Ha detto che deve tutto a sua madre? Si, ma io ho la coscienza tranquillissima. Sono io che lo portavo agli allenamenti a Torino. Mi dispiace che è andata così. Ma so che mio figlio non può dire queste cose…sono sette anni che non lo vedo, lo vedo solo in televisione. C’è stato un disastro familiare, ma sono cose private. Ma so che lo amo sempre e che anche lui ama me''.

Sui trattori che gli avrebbe promesso la Juventus: "Lui non lo sa, questa storia. La mamma voleva portarlo in Inghilterra. La Juventus mi ha chiamato per bloccare il ragazzo. Io ho chiesto, se lo blocco questa firma come padre, cosa mi date? Loro hanno risposto, basta che firmi, ti daremo quello che chiedi. Io ho detto loro che come agronomo sto preparando il mio progetto. Avevo bisogno di un trattore o un mietitrebbia per lavorare e mietere. E loro hanno risposto che non ci sono problemi". Presunte promesse non mantenute e un rapporto col club bianconero ormai compromesso: ''Io mi fidavo tanto. E adesso non mi danno i biglietti perché ho parlato del trattore su un giornale. Mi hanno chiuso tutto. Non mi chiamano più, anche se io ho chiesto un appuntamento, non mi ricevono''.

Ancora lodi per Matteo Salvini dopo i complimenti di qualche giorno fa: "E’ un angelo mandato da Dio, sta salvando il popolo, gli esseri umani. E’ un angelo proprio, lo vedo come un angelo mandato da Dio. Non è razzista, lo porterò a Bruxelles. E’ una bravissima persona. Sta lottando per salvare gli immigrati che muoiono in mare. Da quando c’è Salvini, ci sono meno morti. E’ giusto chiudere i porti, e aiutarli a casa loro. Bloccarli è meglio che farli morire in acqua''.

Conclude con un messaggio a Moise: "Figlio mio, ti voglio bene come tu sai, mi manchi, io ti aspetto a casa per festeggiare i tuoi due gol nella Nazionale italiana".

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