L'acqua non è più azzurra. Nella tempesta Trentin è "solo" d'argento

Matteo sfiora il mondiale tradito dalla fatica nei 200 m finali. Pedersen beffa l'Italia quasi perfetta

Se solo alla vigilia ci avessero detto che con questa nazionale di mediani saremmo andati a medaglia, ci avremmo messo la firma. Senza stelle o stelline siamo stati una nazionale splendente e l'argento di Matteo Trentin, la nostra punta designata, dovrebbe essere più che appagante.

Invece, mastichiamo amaro. E alla fine ci restiamo di bronzo, anche se ci arriva l'argento. E dire che ad un certo punto ci abbiamo creduto. Soprattutto quando ad una dozzina di chilometri dal traguardo, quando ormai sembrava un affare a quattro, si è spenta la luce al fenomeno olandese Mathieu Van der Poel, che già alla vigilia era dato come uomo da battere.

«Con lui nel gruppetto dei quattro ha spiegato al termine della corsa con la delusione dipinta sul volto Matteo Trentin era chiaro per tutti che si correva per un piazzamento. Ma quando si è staccato, probabilmente per una crisi di fame e per una corsa lunghissima al limite della sopportazione umana, ho chiaramente pensato al risultato pieno. Ma sulla carta non si vincono le corse, quelle si vincono in strada e alla fine Mads Pedersen ha dimostrato di essere più forte del sottoscritto».

In una giornata estrema, con strade allagate e solo una quarantina di corridori al traguardo su 197 al via, l'Italia è tornata sul podio iridato con Matteo Trentin. Ma resta l'amarezza per quello sprint lanciato dopo 261 km e vinto nettamente dal 23enne danese Mads Pedersen che regala il primo titolo iridato su strada al suo Paese (bronzo per l'elvetico Stefan Kung, quarto posto per Gianni Moscon, autore di un grandissimo lavoro in favore di Trentin).

L'Italia di Davide Cassani non si deve però rimproverare di nulla. In una corsa ad eliminazione, con i ritiri del campione del mondo uscente Alejandro Valverde, di Primoz Roglic, Nairo Quintana, Philippe Gilbert e del talento 19enne Remco Evenepoel, e una giornata tutt'altro che positiva per Sagan, Van Avermaet e Alaphilippe, gli azzurri tornano sul podio dopo 11 anni (nel 2008 Ballan si era laureato campione del mondo davanti a Cunego, ndr).

Di sbagliato c'è solo il risultato, questo è davvero il paradosso di una prestazione eccellente. Inutile negarselo, sembrava fatta. Invece anche in questa occasione c'è il risvolto della medaglia, che è d'argento e non d'oro, come ormai tutti pensavamo che fosse. I ragazzi di Cassani volevano lasciare il segno, per loro e per Felice Gimondi, che ieri avrebbe compiuto 77 anni e che hanno ricordato e celebrato con una scritta sulla maglia azzurra: Fino alla fine senza mollare. E loro ce l'hanno davvero messa tutta: senza mollare, se non proprio negli ultimi 200 metri finali.

A rincuorarci c'è anche una settimana ricca di medaglie. Un mondiale pieno di soddisfazioni: due ori, altrettanti argenti e un bronzo. Altro che Paese morto e decrepito. Se non stiamo bene noi, gli altri non se la passano meglio.

Commenti

maria angela gobbi

Lun, 30/09/2019 - 09:59

errore madornale (un dì si diceva "sesquiPedale!"Perchè è partito a quel modo?Fosse stato a ruota fino a pochi metri dal traguardo, poi il suo guizzo da puro velocista sarebbe stato d'ORO Mannaggia