L'Angel salvatore Di Maria spezza l'incantesimo svizzero

Perlomeno tutto si può dire ma non che non abbia distribuito democraticamente ai potenti. Il dio del calcio intendo. La traversa di Pinilla, la resurrezione di Sneijder, poi la Francia e più ancora la Germania che ha tremato fino all'ultimo nanosecondo del supplementare. Ieri è toccato all'Argentina mostrarsi al suo cospetto, e quando ha visto che serviva si è tirato su le maniche. Si è aperta una prateria sull'ultima incursione di Messi, e Di Maria ha infilato Benaglio sul suo palo lontano. Ma non sarebbe bastato se poi l'incornata di Dzemaili non avesse centrato il palo. Era il secondo supplementare, è finita così, 1-0 per Messi.
Resta l'imprinting che ha dato questa Argentina, se non si da una sveglia lui, è solo un potente sedativo. Il capitano ha tentato in tutti i modi di tenere svegli Higuain e la novità Lavezzi, notato solo al 36' quando Xhaka lo stende e prende il primo giallo di questo ottavo. Hitzfeld aveva avvisato che conosceva il modo di fermarli e questa non sarebbe stata l'ultima esibizione al mondiale brasiliano della sua Svizzera. E quando gli hanno chiesto chi avrebbe marcato il signor Messi aveva risposto: tutti, chiunque è responsabile della sua marcatura quando prende la palla. Non c'erano gabbie ma hanno preso alla lettera la missione, entro la mezz'ora lo svedese Eriksson ha fischiato le legnate di Schar, Xhaka, Rodriguez e Shaqiri, tutte su Messi che non si è mai lamentato, si è subito rialzato e non ha mai fatto il gesto dell'ammonizione rivolto all'arbitro.
Non è vero che questo Messi sia più fortunato di Maradona che non aveva al fianco dei campioni. Messi è in una situazione più complicata perché al fianco ha un gruppo di giocatori più bravi ma incapaci di fare squadra. Il primo tempo è scivolato via nella noia più mortale proprio con le due migliori occasioni sui piedi svizzeri, al 27' con Mehmedi che ha picchiato secco di sinistro ma centralmente dopo azione pregevole, poi la più clamorosa al 38' quando Shaqiri, in azione di contropiede, ha servito Drmic solo nella metà campo argentina con Romero in uscita, la punta di Hitzfeld lo ha visto e ha tentato un pallonetto da dimenticare. L'Argentina fino a quel punto aveva fatto onestamente poco, solo e soltanto Messi a giustificare le aspettative attorno alla albiceleste. Sabella non cambia, c'è Lavezzi per Aguero, il resto è il gruppo che ha vinto non senza difficoltà dal girone
Di Maria gioca una serie estenuante di palloni, ne fa fuori uno, due, magari tre, poi è quasi sempre illusione. E non sarebbe così grave se proprio dai piedi del madrididta dovrebbe partire l'azione. Gonzalo Higuain ha avuto la prima palla giocabile al 17' della ripresa e ha mostrato di cosa è capace con una girata di testa che ha costretto Benaglio al numero con palla alzata sopra la traversa. Da quel momento l'Argentina ha iniziato ad alzare il ritmo, ordine partito da Sabella che non voleva la coda dei supplementari e il dispendio di energie che qui stanno diventato la prima risorsa da usare con cautela. Svizzera chiusa nella sua metà campo, Zabaleta a destra, Rojo a sinistra, ma è sempre Messi a tenere svegli, prima un sinistro dai 25 metri messo ancora sopra la traversa da Benaglio, poi al 35', con Behrami letteralmente agganciato alla sua coscia riesce a liberarsi e calciare, grande riflesso di Benaglio, con Palacio spento sulla respinta. Ma sempre con una Svizzera che tiene la spia accesa, il contropiede di Drmic che Garay stoppa con un fallo sul cerchio del centrocampo e il vuoto pneumatico alle sue spalle, poteva valere un giallo e un'occasionissima irripetibile. Poi sono successe altre cose perché Eriksson li ha mandati ai supplementari e qui, ormai è chiaro, è subentrato come sempre il dio del calcio che ancora una volta ha deciso di stare con i potenti. E questo non è bello.