Kittel vero gigante dello sprint, conquista la tappa e il dopo tappa

Giro d'Italia, prima volata al tedesco. L'anno scorso dominò al Tour, quest'anno ha già fatto capire che sarà imbattibile al Giro. E la Rai gli fa subito il monumento

Il tedesco Marcel Kittel, 26 anni

Ce l'ha scritto sulla maglia: Giant. Il gigante, il nuovo gigante dello sprint, il vero gigante di questo Giro in cerca di nuovi giganti, è Marcel Kittel, tedesco, 26 anni proprio oggi. Già dominatore nelle volate dell'ultimo Tour, comincia al Giro come tutti si aspettavano cominciasse: vincendo il primo sprint praticamente per distacco. Senza storia, senza rivali. Il migliore dei battuti, un nanetto al cospetto del gigante, è il francese Bouhanni. Dietro, consolazioni azzurre: Nizzolo, Viviani, Ferrari, Belletti. Purtroppo come tanti corner non fanno un gol, così tanti pazziamenti non fanno una vittoria. Amara conclusione. Ma ancora più amara sembra la prospettiva delle prossime tappe, dico di quelle pianeggianti: salvo accidenti e mal di pancia, un Kittel così rischia seriamente di vincerle tutte (a ricominciare da quest'oggi nel centro di Dublino). E i nostri giovani jet? Che dire: ne approfittino per prendere ripetizioni. Non capita tutti i giorni di studiare con un gigante.
Detto che la maglia rosa passa all'australiano Matthews, compagno di Tuft, per il semplice gioco dei piazzamenti, non resta poi che accendere i riflettori sull'altro gigante della giornata, se possibile più gigante di Kittel, precisamente una gigantessa: lei, Alessandra De Stefano, indiscussa capessa della spedizione Rai, se non per contratto, per ascendente sui sottomessi colleghi.

Stupenda, la giornata del nostro servizio pubblico: alla fine della diretta parte la sigla del "Processo alla tappa", che come dice la parola stessa dovrebbe introdurre un processo. Pochi secondi e si capisce subito il clima: è un classico processo italiano, di quelli che non cominciano mai, tante questioni preliminari e a chissà quando il dibattimento vero. In compenso, la De Stefano ne approfitta per mettere in piedi un suo garrulo salottino, dove il capo d'accusa più feroce è questo: «Vorrei sottolineare davvero la squisita disponibilità di Kittel, che dopo duecento chilometri sotto la pioggia mi ha subito concesso l'intervista». Il nuovo arrivato Garzelli, che ha già capito chi conviene compiacere, comunque mai contraddire, ribadisce subito la pesante imputazione: «Nella mia carriera non ho mai visto un corridore fermarsi subito a parlare, prima ancora di darsi un'asciugata. Proprio un bel personaggio…».

E il Processo? Rinviato a nuovo ruolo. Con l'autorevolezza della brava zia, Zia Ale manda avanti la fuffa del suo tinello, coinvolgendo gli amabili ospiti: e tu Francesco (Pancani) che ne dici? E tu Silvio (Martinello) sei d'accordo? Mancano solo the e biscottini. Clima da chiacchiera e uncinetto. E quest'estate che si fa? Forte o Argentario? E se si facesse Cortina? Oddio che stress, tutte le volte la solita noia…

In attesa dell'iscrizione a ruolo di un Processo vero, i toni si animano solo per Kittel. La Zia Ale già l'adora. «E' pure bello, sapete che io ho una passione per Cavendish, ma Kittel è più bello…». E' Silvio Martinello, l'unico del tinello a capire sempre tutto al volo, che s'incarica finalmente di lanciare il vero capo d'accusa, l'unico della giornata: «Alessandra, è bastato che Kittel ti rilasciasse un'intervista per farne subito un mito…». Ovviamente è un'accusa che cade immediatamente nel vuoto. La Zia non gradisce i processi. Li chiama così per modo di dire.