L'Armani vicina all'abisso E sotto il «vestito» niente

Olimpia obbligata a vincere in casa per restare in corsa. Venezia vince ad Avellino: la serie va sul 2-2

Oscar Eleni

Tutti alla sbarra quelli dell'Emporio Armani che questa sera, davanti ai diecimila del Forum, un tribunale che non perdonerà nessuno, dall'allenatore, ai giocatori, alla società, tenteranno di restare in vita nel campionato di basket che potevano soltanto perdere.

Devono battere Trento la meravigliosa per non uscire vergognosamente dalla scena già in semifinale. La corte si radunerà, purtroppo, per scelte demenziali anche in un festivo, ancora in notturna, ore 20.45 (diretta Rai Sport e Sky). Portarsi sul due a tre, in una semifinale al meglio delle sette partite, potrebbe riaprire una speranza, ma i campioni in carica sono incatenati perché dovranno andare ancora a vincere domenica sul campo delle Aquile per giocarsi poi tutto nuovamente al Forum martedì prossimo.

I grandi peccatori sembravano aver ritrovato in gara tre il saio che serve in ordalie sportive come queste, ma hanno ricominciato a guardarsi nello specchio, ognuno per proprio conto, ricconi alla ricerca del brivido, come Grace Kelly in Caccia al ladro. Sembra che ritrovino la concentrazione soltanto col brivido, diventando complici del gatto che è dentro di loro. Avevano provato a scherzare col fuoco, dopo le delusioni europee, anche in coppa Italia. A Rimini riuscirono a salvare la faccia e prendersi il trofeo contro Sassari che aveva eliminato Avellino.

Repesa, l'allenatore con un altro anno di contratto, ha fatto dell'ironia fuori luogo dopo la figuraccia di Trento, una partita persa di 24 punti tirando con il 36%, un disastro dalla media distanza, una vergogna sotto canestro, 20 palloni buttati via: «Tanto sapete già a chi dare la colpa».

Abbiamo sempre stimato questo colosso nato vicino al santuario di Medjugorje, perché 20 trofei in carriera non li vinci per caso, ma quello che si è visto in gara quattro a Trento, pur riconoscendo il partitone giocato in difesa dalla squadra di Buscaglia, lo porta alla sbarra prima di tutti gli altri. Aveva chiesto tempo, aveva promesso che alla fine i conti, almeno in Italia, dove l'Emporio Armani dovrebbe giocare ad handicap considerando che è la più ricca per lunghezze, avremmo visto i frutti di un duro lavoro in palestra.

Se i risultati sono questi contro Trento, che non è neppure al completo, le mancano Baldi Rossi e Moraschini, allora dovrebbe riconoscere che questo Emporio è proprio vicino all'abisso. Non squadra, musi lunghi, paura delle ombre, debolezza costituzionale a rimbalzo, mancanza di uno spirito che era nella storia delle scarpette rosse per recuperare, lottare quando il famoso piano partita viene stravolto dagli avversari.

Trento e la sua difesa, l'idea di squadra. Progetto chiaro, magari non grandissimo talento, grande fisicità, ma se sulle palle vaganti arrivi sempre prima dei tuoi avversari vuol dire che hai qualcosa in più dei ricconi di Repesa a forte rischio eliminazione con una squadra che tre anni fa era in A2.

Milano ha già vissuto momenti come questi quando ha vinto lo scudetto del 2013 con Luca Banchi che rimontò a superò la Siena di Crespi in gara 7 in Toscana dopo essere andato sul 2-3 proprio al Forum. Anche l'anno scorso partì perdendo in casa la prima semifinale contro Venezia. Ora tutto sembra più difficile perché anche nell'unica partita bella giocata, quella vinta a Trento lunedì scorso, si era notato che non tutti, cominciando da Sanders, pensano al bene comune. Un armata ben vestita, ma che sotto il vestito sembra non avere quasi più niente.

In serata Venezia ha battuto Avellino a domicilio (75-73) portando la serie sul 2-2. Sabato gara 5 prevista in Laguna.