L'Armata russa manda all'aria il sogno di mamma Rigaudo Quinta nella 20 km di marcia «Ora penso a Rio e ad un altro figlio»

Le mamme d'Italia sono sempre lì davanti: a tirare la fila delle speranze. Ieri ci ha provato Elisa Rigaudo, piemontese purosangue, cuneese al rhum che non è solo un dolce ma il suo marchio doc quando si mette in marcia e non molla un metro, che sia sofferenza o determinazione.
L'altro giorno aveva ammirato la corsa sfrontata di Valeria Straneo nella maratona, ieri ci ha provato nei 20 km di marcia. Pronti via e in testa. «Sono dovuta partire così sennò mi avrebbero mangiato. Mi ero preparata all'Armata russa, e dovevo guadagnare il massimo vantaggio nei primi 10 km». Poi l'Armata russa e la cinese d'assalto, che sia chiama Liu e spesso si allena con lei a Saluzzo, le hanno rovinato il copione. Elisa ha chiuso al 5° posto (superata anche dall'altra cinese Sun), ma con una gara che non le toglie nulla («Mi dà soddisfazione perché frutto di una gara da protagonista, volevo una medaglia»), semmai avrà riempito gli occhi di sua figlia, Elena che ha seguito la gara con un «Forza mamma» scritto sulla guancia. «Mi aveva chiesto di portarle il pupazzo della mascotte che viene dato a chi sale sul podio. Sarà per la prossima volta!».
Mamma Elisa chiude così un sogno svanito. Ora i sogni sono altri: «Nel 2014 gli Europei di Zurigo, poi l'Olimpiade di Rio. In mezzo magari un altro figlio». Ecco quanto sono forti e indomite le mamme d'Italia. La Rigaudo, fatta una figlia, ha dovuto passare un paio di stagioni d'assestamento. La gravidanza ha provocato uno spostamento dell'assetto della colonna vertebrale con un paio di ernie discali e fastidiosi mal di schiena.
Ieri la Rigaudo ha lottato per 10 km con la ceca Aneszka Drahotova. Poi ecco l'Armata russa: Lashmanova, 21enne campionessa olimpica e primatista del mondo, e la Kirdyapkina, bronzo mondiale a Daegu. Ai 15 km le due russe prendono il largo, la Rigaudo si vede scompigliare il gioco dalla russa Sokolova, che si infila al terzo posto, così forsennata nel marciare da lasciar dubbi: risolti nei 400 metri finali in pista con la squalifica. E così Lashmanova va al traguardo da sola e detta la suspence quando, per due volte, in pista non capisce di dover percorrere un giro intero dopo il primo passaggio sul traguardo: si ferma, poi riprende su sollecitazione dei giudici e con il pubblico che le indica la via. Novella Doranda Pietri.