"L'Atalanta non sarà mai il Leicester d'Italia Ma vi faremo divertire"

«Qui lo scudetto è impossibile, ma abbiamo un'ambizione: non parlare più di salvezza»

Bergamo Si fa presto a dire giovani. «Poi però bisogna dare loro fiducia e opportunità, ed è il minimo visto che noi, la nostra generazione, ci siamo mangiati il futuro». Gian Piero Gasperini ha 58 anni ed è una vita che allena giovani. Lo sta facendo con l'Atalanta, ha iniziato con la Juventus, ha continuato con Crotone e Genoa. Bergamo-Italia. Campi, case basse, è la cittadella di Zingonia, dove stanno costruendo un nuovo progetto Atalanta. I bergamaschi restano i migliori muratori del mondo, fanno sul serio. Gasperini pure: «Abbiamo appena finito di pranzare tutti insieme, qui possiamo farlo. Ci vediamo alle 9, facciamo insieme colazione, poi si lavora. Alla fine pranziamo e dopo liberi tutti». Rumore di piatti e stoviglie. Fino a due settimane fa suonavano le campane, poi la sconfitta in casa della Juventus e lo scivolone a Bergamo contro l'Udinese. Per capirci: tre tiri contro, tre gol subiti. C'è sempre un viaggio da ricominciare, Gasperini lo sa. Risponde sorridendo: «Di Moratti, per favore, non vorrei più parlare. Sono rimasto troppo poco, non potevo far danni all'Inter. Sono loro che hanno fatto danni a me. Ricominciare è stato difficile, devo ringraziare il Genoa e il presidente Preziosi».

Gasperini sta portando in alto i figli di Zingonia: Kessié, Caldara, Petagna. Che padre è stato?

«Chiedete a loro, mi pare giusto. So che mia moglie Cristina è stata ed è una mamma eccezionale. I nostri figli ormai sono grandi, Davide ha 33 anni e Andrea 29. Sono laureati in Ingegneria Informatica ed Economia».

L'ha sorpresa che, come dicono alcuni rilevamenti post-voto, oltre il 68% dei giovani abbia votato No al referendum del 4 dicembre?

«Sì, mi ha sorpreso. Non ho votato, ma credevo che questa fosse un'opportunità per cambiare, credevo fosse soprattutto la loro possibilità. Spero solo che i nostri giovani non abbiano perso la voglia di lottare per cambiare le cose che non vanno».

Torniamo al calcio e chiuda gli occhi: sogna di allenare il Manchester United di Best, l'Ajax di Cruijff, il Barcellona di Messi?

(Ride) «Il Barça, tutta la vita. Sia chiaro: sono tre squadre immense, ma quello che ho visto nello stadio del Barcellona è unico. Ho visto il Camp Nou pieno anche per una partita contro la terz'ultima in classifica e ho visto i tifosi applaudire anche dopo una sconfitta, soddisfatti di aver assistito a una bella partita. Ecco, questo è il mio calcio preferito».

A Bergamo?

«Ci stiamo avvicinando, grazie all'impegno del nostro presidente Percassi e di suo figlio. Sono di Bergamo, hanno giocato nell'Atalanta, investono solo per il gusto di vedere la squadra competitiva e rendere felice la città che amano. Sapete quale vittoria quest'anno mi ha dato più soddisfazione? Vedere nel nostro stadio i bambini con le loro famiglie, sereni e felici, l'unica cosa che conta davvero a quell'età».

Restiamo tra le icone. Ha detto Barcellona, quindi è Messi che vorrebbe allenare, giusto?

«Sbagliato. Non prendetemi per pazzo, io sono l'uomo più felice del mondo nell'allenare i giocatori dell'Atalanta».

Va bene, ma tra Messi, Cruijff e Best chi sceglierebbe?

«Avrei scelto Cruijff, sempre. Era un vero uomo squadra, un capitano, è stato anche uno straordinario allenatore. Con lui tatticamente c'era da divertirsi. Messi è grandissimo, ma quando gioca lui lo schema è scontato».

Sarebbe?

«Palla a Messi e grande abbraccio collettivo. Nel senso: gli dai la palla e puoi già iniziare a festeggiare, perché sai che lui segnerà».

Aspettando Messi, dove arriverà l'Atalanta?

«Qui nessuno aspetta Messi e non scherzo se dico che abbiamo tanti giocatori di qualità. Siamo partiti con l'unico obiettivo della salvezza, ora siamo a un passo dal nostro primo traguardo, ci siamo. Ed è giusto trovare subito un altro obiettivo, lo dobbiamo ai tifosi, alla società e a noi stessi».

All'inizio ha detto: ai giovani vanno date fiducia e opportunità. C'è il mercato di gennaio, se a qualcuno dei suoi giovani verrà data l'opportunità di trasferirsi. Dicono che la Juve voglia Kessié e Caldara, lei che risponde?

«Intanto spero sia una vera opportunità e non parlo dei casi appena citati. Il calcio certe volte è strano: prendono giovani per strapparli alla concorrenza e poi li dimenticano in panchina. Ma so che l'Atalanta, se vorrà vendere qualcuno, lo farà per reinvestire. Ci chiamavano il Leicester d'Italia, ma noi sappiamo che qui, con la ripartizione dei diritti tv, tutto è diverso. Il nostro obiettivo è semmai cambiare fascia, non partire più con l'unico obiettivo della salvezza. Si può fare. Percassi è un presidente speciale, basta vedere come hanno costruito questo centro sportivo. Volete un caffè?».

La mensa di Zingonia è risistemata, la lavapiatti è partita. L'Atalanta sta per ripartire, fidatevi.