All'inferno e ritorno, il terribile incidente di Lauda a Nurburgring

Era il 1 agosto 1976, il giorno del terribile incidente sulla pista di Nurburgring, corsa che cambiò per sempre la vita di Niki Lauda

"Avrei preferito di gran lunga correre adesso in Formula Uno: mi sarei tenuto le orecchie e sarei molto più ricco", diceva sempre Niki Lauda quando ripensava a quel 1 agosto 1976 a Nurburgring.

Impossibile pensare a Niki Lauda e non ricordare quel giorno tragico scolpito nella mente di tutti gli appassionati di Formula Uno. Correva l'anno 1976 e la stagione era iniziata splendidamente per la Ferrari e alla vigilia del Gp di Germania, sul pauroso tracciato del Nurburgring, Niki Lauda aveva già conquistato 61 punti in campionato, circa il doppio del suo più immediato inseguitore Jody Scheckter allora alla Tyrrell. La Nordschleife è un luogo che incute timore solo a guardarlo dall’esterno, l'inferno verde come l'aveva soprannominata Jackie Stewart, 23 km in cui distrarsi poteva risultare fatale.

Il Gp ebbe il via con l’incertezza causata dalla pioggia che cadde poco prima della partenza, che indusse gli organizzatori di ripristinare le protezioni lungo la pista, probabilmente un segno del destino. Alla partenza Lauda si avvia male e si ritrova subito ottavo. Al secondo giro, a causa di alcune chiazze di umido sull’asfalto, insieme alla non ottimale temperatura delle gomme sbanda paurosamente, l’austriaco perde il controllo della macchina e va a sbattere violentemente contro un costone di roccia. La monoposto rimbalza in pista e si incendia perché all'epoca i serbatoi erano ancora pieni di benzina e in un attimo si scatena l'inferno.

Pochi istanti dopo arrivano Harald Hertl e Brett Lunger che centrano in pieno la Rossa e la fanno carambolare ulteriormente sulla pista. I due ovviamente incolpevoli, scendono prontamente dalle loro vetture e cercano di estrarre Lauda dalle fiamme. Niki nell’urto ha perso anche il casco e il fuoco sprigionatosi lo sta letteralmente divorando. In quegli attimi drammatici arriva pure Merzario, che si ferma per prestare soccorso. Finalmente i tre riescono a tirarlo fuori dall’inferno e portarlo a bordo pista: l'incidente era avvenuto però nel punto più a nord del tracciato e perciò il più lontano dai box, particolare che fece ritardare ulteriormente l'arrivo dei soccorsi.

Lauda venne trasferito presso una struttura specializzata a Mannheim dove arrivò con ustioni sulla maggior parte del corpo. Le parti più lese erano quelle esposte maggiormente al fuoco, soprattutto il viso tremendamente sfigurato con la perdita del casco nonostante il cappuccio ignifugo. Aveva respirato un’enorme quantità di vapori di benzina e si temeva il peggio. Però dopo le prime ore, incredibilmente si riprese e continuò a lottare fino ad uscirne più forte di prima. Spinto dalla voglia di rivincita su James Hunt il quale nel periodo in cui lui fu lontano dalle corse gli aveva recuperato quasi tutto lo svantaggio in campionato, Niki si presentò solo 40 giorni dopo quel terribile incidente per correre a Monza.

Aveva un orecchio divorato dal fuoco, piaghe su tutto il volto e una palpebra che non chiudeva perfettamente e l’occhio destro che di conseguenza lacrimava copiosamente, ma fu un incredibile successo: Lauda concluse la corso al quarto posto. Ce l'aveva fatta, era riuscito a tornare alle corse, aveva stupito il mondo ancora una volta perchè come amava sempre dire: ''Preferisco avere un bel piede destro che un bel viso''.

Segui già la nuova pagina Sport de ilGiornale.it?