La Lazio si beve la Dea in Coppa

Uno-due Milinkovic e Correa, Atalanta ko, 7° trofeo. Furia Gasp per un rigore non dato

Roma La Juve per la prima volta dopo 4 anni davanti al tv, la Lazio sul proprio campo a prendersi la sua settima Coppa Italia. A pochi minuti dai supplementari, i biancocelesti colpiscono due volte facendo valere l'esperienza in partite del genere. A pochi minuti dai supplementari prima sbuca nell'area atalantina la testa di Sergej Milinkovic-Savic (entrato da appena tre minuti, mai come stavolta Inzaghi azzecca il cambio che decide la gara), poi Correa conclude un contropiede micidiale con l'Atalanta tutta proiettata in avanti. La notte storica dei bergamaschi non ha il lieto fine perché la squadra di Gasperini non riesce a mostrare il suo vero volto, quello di squadra sbarazzina e spettacolare anche se il tecnico si infuria nel dopo gara, quando vede il tocco di mano di Bastos: «Non l'avevo visto, questo è gravissimo!». Merito pure di una Lazio ben messa in campo, che sfrutta al meglio il fattore campo e trova con due dei suoi uomini più quotati le giocate giuste per chiudere la pratica. In una sola notte la squadra di Inzaghi (al terzo trofeo in biancocesleste) fa suo il tesoretto da circa 20 milioni garantito dalla vittoria del trofeo, dalla qualificazione diretta ai prossimi gironi di Europa League e dalla sicura gara di Supercoppa con la Juve ad agosto o a dicembre. La Lazio, che trova sempre nella Coppa nostrana, il suo habitat naturale, si conferma nuovamente in Europa conquistata dalla porta secondaria. L'Atalanta e i suoi tifosi (22mila ieri all'Olimpico che esporranno comunque le sciarpe e applaudiranno i propri beniamini a fine gara) si preparano ad altre due finali che possono proiettarli nell'Olimpo europeo - leggi Champions - fra nove giorni.

La gara vive di fiammate, la Lazio fa girare meglio il pallone ma non ha concretezza negli ultimi metri, l'Atalanta non sfrutta al meglio gli spazi anche se nella prima ora di gioco crea l'occasione più ghiotta con de Roon (palo con un tiro al volo sporcato dalla mano di Bastos e non rilevato dal var per la rabbia di Gasperini). I terminali offensivi principali Immobile e Zapata arrivano con fatica davanti alla porta, così le due squadre si affidano a giocate dalla distanza o ad azioni in velocità che non sortiscono effetti.

Inzaghi stupisce dopo 35 minuti quando toglie Bastos, sul quale forse pesa il cartellino ricevuto poco prima, un grave handicap secondo il tecnico in una gara ruvida e ricca di contrasti. Entra Radu, più avvezzo a sfide di questo livello, anche se l'angolano, che aveva vinto il ballottaggio con il compagno di squadra, non sembra gradire il cambio. Meno sorprendente la sostituzione dell'evanescente Immobile, in crisi nera negli ultimi mesi. La mossa Caicedo, sicuramente più in palla pur non essendo arrivato alla finale nelle migliori condizioni, è quella per spaccare la partita. L'Atalanta regala meno spettacolo di altre prestazioni, sembra a tratti quasi emozionata dalla notte mai vissuta e gli automatismi mostrati nel corso della stagione che hanno spesso fatto la differenza si vedono a tratti. Insomma, sfida non bella e vissuta più sui nervi che su un'idea di gioco. Grandi mischioni in area, gioco spezzettato e rare emozioni. Strakosha addomestica in due tempi il tiro di Castagne, poi più Lazio che Atalanta e il finale che sorride ai biancocelesti. Che a questo punto inguaiano la sesta classificata della serie A perché costretta ai preliminari.

Commenti

cecco61

Gio, 16/05/2019 - 10:48

Bah, fortunatamente non sono un gran tifoso di calcio ma, se anche l'Atalanta non ha giocato come nelle ultime partite, un rigore e un'espulsione in meno hanno reso la vittoria della Lazio più semplice. Evidentemente il VAR serve solo quando si vuole altrimenti è un orpello inutile. Più che vincere la Lazio, ha perso lo sport, con buona pace di chi sostiene il contrario

tuttoilmondo

Gio, 16/05/2019 - 12:26

Per essere rigore il fallo di mano dev'essere volontario. OPPURE, pur non essendo volontario, deve creare svantaggio a chi attacca. Non è il caso di Bastos.