L'eccezionalità del Commisso non viaggiatore

C on quella faccia da italiano non può fare lo straniero. Rocco Commisso ha tutto per essere un padrone adeguato al nostro comune senso del pallone. Grazie al calcio si è guadagnato la metà di una borsa di studio alla New York University, quand'era ragazzo, dietro al pallone corre da anni a caccia di club da acquistare: prima i Cosmos di New York, poi gli è andata male con il Milan di mister Li il più improbabile dei nostri padroni-predoni pallonari, ora la Fiorentina. Ecco perché fa la differenza con gli altri proprietari stranieri: interpreta il ruolo seguendo canoni a noi più consoni. I businessmen americani, che sia Pallotta o il proprietario del fondo Elliott, vedono tutto con gli occhi del professionista e ai professionisti chiedono un buon lavoro. Si tengono a distanza. Vero che i soldi contano, ma nel nostro football quasi mai bastano. Il Thohir che ha guidato l'Inter aveva in mente solo l'interesse privato: dunque presentarsi ad Appiano era una insana fatica. Suning ha mandato Steven, il ragazzino figlio del padrone, credendo bastasse per vincere. La famiglia Zhang solo ora sta cominciando ad intuire l'italiana interpretazione del calcio con tutta la sua animosità, creatività, visceralità. Rocco, un nome che fa sempre paisà, non fa il Commisso viaggiatore ma cerca invece di ragionare come gli detta il cuore ed anche la calabresità. Gli vien naturale perché quello è il modo di viver calcio che conoscono i paesani nostri: star vicino alla squadra, far sentire il peso della presenza. Come capiterà stasera a Firenze: Commisso arriva e va a cena con i giocatori. Val poco, val tanto? Serve. Lo hanno capito Berlusconi e Moratti, Agnelli e quella selva di padri-padroni che hanno reso famoso, forse non proprio ricco il nostro football: da Rozzi a Sibilia, da Viola a Sensi, da Ferlaino a Mantovani. Eran presenze talvolta teatrali, la commedia umana del calcio. Basta scorrere l'almanacco per ritrovare personaggi che hanno vissuto di calcio, amore e fantasia. Commisso è già nella galleria. Americani e cinesi saranno anche più ricchi, ma hanno tanto da imparare dal paisà di Firenze. O, forse, non capiranno mai.