«Con la legge sul gioco live subito 50mila posti di lavoro»

«Lascerò il tavolo da gioco quando sarò impegnato alla Camera dei Deputati e se avrò tempo tornerò a giocare qualche torneo. Tuttavia tra i banchi di Montecitorio chiederò con forza la legalizzazione del poker live seguendo le stesse regole dell'online per rendere onore alla mia esperienza di giocatore ma soprattutto perché potrebbero svilupparsi ben 50mila posti di lavoro». Al di là di come la si pensi tra destra e sinistra, ecco un politico che, come accade in molti stati americani, adora il poker Texas Hold'em e tutte le sue varianti, e si batte per difendere gli interessi di una community decisamente corposa e agguerrita. Mario Adinolfi ha anche il poker al punto sei degli otto impegni del suo personalissimo mini-programma che cercherà di rispettare in questi mesi in cui occuperà l’ex posto di Pietro Tidei, eletto nelle consultazioni elettorali della sua città (Civitavecchia) e che ha dovuto lasciare, non senza difficoltà e polemiche con lo stesso Adinolfi, una delle poltrone riservate al Partito Democratico.
Big Mario, primo dei non eletti, si è ritrovato quindi in Parlamento. Otto impegni per 8 mesi con il punto 6 che recita così: «Non dimenticherò la mia esperienza di giocatore di poker e chiederò con veemenza la legalizzazione del poker live e l'investimento sul betting exchange: sono gli strumenti migliori per impedire agli italiani di rovinarsi con il gioco d'azzardo dei gratta e vinci, dei superenalotto, delle videoslot dove milioni soprattutto di anziani di ceto prevalentemente medio-basso versano la pensione. Se, per esempio nel poker, fosse legale il live secondo le stesse regole rese legali per l'online, si creerebbero istantaneamente almeno cinquantamila posti di lavoro. Il principio è semplice: skill games contro gioco d'azzardo e quel che è legale on line e non crea lavoro sia legale anche live per creare lavoro».
Discorsi ormai ben noti al settore e che non vengono mai assimilati dal Governo ancora stretto alle corde, come a tanti livelli della società, dal retaggio negativo che la parola 'poker' si porta ancora addosso. In effetti i politici italiani preferiscono scansare questo giochino: «Io non me ne vergogno e ho inserito il poker nei miei punti perché lo sosterrò finché ne avrò la possibilità. Di sicuro sono il primo e unico politico ad aver giocato le World Series di Las Vegas. Trovo che l'unico intoppo sia l'attività politica che mi impedirà di giocare un torneo che dura 5 giorni ma non ho problemi a far conciliare le cose sotto tutti i punti di vista».
Anche perché qualche parlamentare giocherà a poker no? «Da quello che mi risulta c'è qualche player incallito ma di quello 'all'italiana' cioè a 5 carte, non ho ancora saputo di qualche collega appassionato di Hold'em». Meno poker più politica per Mario ma giusto per poche settimane: «Lascio il tavolo mentre sono impegnato alla Camera, quando le attività saranno chiuse ad agosto giocherò l'Ept di Barcellona ma ovviamente l'attività politica avrà la prevalenza su tutto». Peccato essere tornato anzitempo dalle Wsop di Las Vegas anche se l'occasione di entrare in Parlamento era ghiotta e attesa da tempo. Qualche soddisfazione però Mario se l'è tolta: «Se ti riferisci all'eliminazione di Phil Ivey beh credo che sia stata una bella storia. Tuttavia è la politica che mi ha insegnato a non abbassare la testa e a non avere alcun timore reverenziale. Per questo sono riuscito ad eliminare un campione del genere», conclude Adinolfi.