L'eroe guerriero di due sport che sapeva far vincere l'Italia

Un viaggio nella memoria per raccontare un Indimenticabile. Una raccolta di pensieri, di flash, di situazioni, di ricordi per rendere ancor più Indimenticabile un personaggio che a suo modo è stato unico nel panorama dello sport italiano. Un libro per raccontarci chi è stato Cesare Rubini, uomo, campione, condottiero, protagonista al di là dei confini dello sport e dell'Italia sportiva. Eroe di due sport, in vasca e sotto canestro, come lo stati altri grandi, da John Surtees a Bob Hayes, o se vogliamo da Maria Canins ad Antonella Bellutti, ma lui ha saputo esserlo contemporaneamente come è riuscito a pochissimi, d'estate nella pallanuoto, il resto dell'anno nel basket.
Una leggenda nata nella Trieste del dopoguerra, la città dove Rubini era nato, origini dalmate, papà di Sebenico, mamma montenegrina, tanto sport da bambino prima di buttarsi definitivamente in piscina e tirare a canestro. Nuoto, pallanuoto o pallacanestro, scelte difficili per non cercare di fare tutto insieme. E da Trieste il salto a Milano, a Camogli, a Napoli, le città della sua vita nell'uno e nell'altro sport, prima di consacrarsi definitivamente all'Olimpia, prima Borletti poi Simmenthal, come mito di questo club.
Tutta la storia di questo grandissimo è Indimenticabile, come hanno sancito Oscar Eleni e Sergio Meda, dedicando al “Principe“ un titolo e un libro nato da un'idea di Mario Zaninelli e curato con passione da due grandi amanti dello sport, due giornalisti usciti dalla scuola della vecchia Gazzetta, dove la cultura sportiva era il pane quotidiano di redattori che non vivevano di sola cronaca.
Così nasce, dalle memorie di Eleni e dalle ricerche di Meda, il ritratto a tutto tondo di Rubini, con più pallacanestro - per ammissione degli stessi autori - e meno pallanuoto, anche se, come spiega Eleni, quest'ultimo è stato forse il primo vero grande amore di Rubini ed è ancora oggi il mondo che più lo ha ricambiato. Ma se la pallanuoto ha dato a Rubini la gioia dello splendido oro del Settebello a Londra nel '48, la pallacanestro è quella che lo ha visto diventare il grande stratega delle scarpette rosse, la gioiosa macchina da scudetti targata Simmenthal.
Indimenticabile è dunque il lungo ritratto che va dagli allenamenti in mare aperto, andata e ritorno a nuoto da Camogli a Punta Chiappa, un viaggio che può sembrare infinito perfino in battello, alla piscina olimpica di Wembley, alla rincorsa ai dirigenti federali per farsi versare il premio promesso, fino all'incredibile scudetto della Canottieri Olona in una Milano che sapeva vincere persino nella pallanuoto in un'era lontana anni luce dalle povertà di oggi. E poi l'epopea del basket, dal maestro Van Zandt agli amici-rivali come Giancarlo Primo, dai derby con l'altra Milano nel mitico palazzo della Fiera, alla rivalità costruita quasi apposta con Rico Garbosi per portare anche nelle stracittadine del basket il pepe che divideva e univa Herrera e Rocco. Quindi Sandro Gamba il suo delfino, a Milano e in Nazionale, il lungo sodalizio con Adolfo Bogoncelli, il suo grande presidente pigmalione dalla Borletti al Simmenthal della splendida coppa Campioni del '66, l'uomo che portò 22mila milanesi al Vigorelli per vedere gli Harlem Globe Trotters, cose che sembravano da pazzi. Le scarpette rosse fatte fare apposta da Rubini alla Superga, la severità e il fiuto nella scoperta dei talenti, come quando riportò con i piedi per terra il giovane talento Fabbricatore esaltato da tutti nel giorno dello scudettino juniores: «In questa società nessuno gioca con la maglia fuori dai pantaloncini». È proprio il Rubini che fece restare a terra sotto la pioggia lo stesso Eleni durante una trasferta, perchè prima sul pullman dovevano salire i giocatori. Peccato che fossero ancora tutti sotto la doccia. Un Rubini da amare ma a cui, per ammissione dello stesso Eleni, era impossibile non dare del lei. Indimenticabile anche in questo.

Commenti
Ritratto di fritz1996

fritz1996

Lun, 16/12/2013 - 20:08

Un grandissimo, anche se, con un simpatico snobismo alla rovescia, si vantava di non aver mai letto un libro in vita sua. Ma per il suo lavoro non ne aveva bisogno...