Lewis e Mercedes i re di Spa: ma Vettel e la Rossa ci sono

La svolta di Seb: "Ora non temiano più nessun circuito". Gara decisa al sabato tra due talenti in lotta su tutto

Se un Gran premio di nome Spa-Francorchamps viene deciso di sabato, in qualifica, con le posizioni che restano pietrificate, primo e secondo, nonostante l'Eau Rouge, il Radillon, nonostante i trecento trenta all'ora e i pini e le colline e la velocità che inghiotte, vuol dire che quei quattro là davanti, i due uomini e le due macchine, sono così vicini e vicine da essere fotocopie l'uno dell'altro, l'una dell'altra. Hamilton e Vettel, inglese e tedesco, Mercedes e Ferrari hanno trasformato uno dei tracciati più belli e incerti e pericolosi in una Monte Carlo ad alta velocità dove i sorpassi in vetta erano impossibili nonostante i molti punti a disposizione per poterli fare.

Magia del talento e del lavoro. Talento di due uomini che da marzo stanno lottando ovunque, in pista ma anche nelle trattative segrete per rubarsi o scambiarsi le monoposto chi per andare alla Mercedes e chi, un giorno, per approdare alla Ferrari, due uomini, Seb e Lewis, in lotta persino nei tribunali federali. Perché è questo che racconta il gelo fra loro nel dopo gara chiusi nell'irreale gabbia che precede il podio. Sorridente ma più vecchio dei suoi 30 anni Vettel, rabbioso e adrenalinico Hamilton dopo un duello ad alta tensione e concentrazione. Solo pochi mesi fa il tedesco era infatti in corsa per il volante Mercedes mentre l'inglese non ha smesso mai di lanciare espliciti messaggi in direzione di Maranello forte della stima di Sergio Marchionne. In giugno, poi, il Gran premio di Baku, la safety car, la ripartenza con l'esasperante tira e molla innescato da Hamilton che portò Vettel ad affiancarlo, a perdere la staffe e a finire sotto processo davanti alla Fia. Vicenda, questa, che ieri ha rischiato un mezzo bis quando Hamilton, alla ripartenza dopo la safety car causata da quei pazzi di Perez e Ocon, compagni fratricidi della Force India, si è messo a inscenare le stesse snervanti manovre di due mesi prima. Però il ferrarista stavolta ha lasciato perdere, anzi, ha impostato il via per non cedere un solo metro al rivale «ma sono arrabbiato con me», dirà, «perché gli sono arrivato troppo vicino alla prima curva e dopo non avevo abbastanza downforce per tentare di passarlo... Comunque, è una gara che si è decisa in qualifica, le prestazioni erano simili, l'unica possibilità era attendere un errore. Che non c'è stato». Ed Hamilton confermerà: «Io, Seb e un Gp al top su monoposto al top, questa è l'essenza delle corse».

Magia del talento, si diceva, e magia del lavoro. Perché è ufficiale: la Rossa data per sfavorita su questa pista veloce è riuscita nelle ultime settimane a recuperare gran parte del gap accusato a Silverstone in luglio. «È stata una bella Ferrari», ammetterà il team principal Arrivabene, «perché qui arrivavamo senza i favori del pronostico e invece abbiamo dimostrato di avere una monoposto molto buona». Concetto più o meno ripetuto poco dopo da Vettel stesso. «Da qui in avanti», ha sottolineato con un sorriso ben augurante, «non dovremo più aver paura di nessun circuito. Questa pista aveva molte caratteristiche simili a Silverstone e siamo cresciuti più di tutti gli altri, l'auto sul passo è la migliore e pensando a Monza non possiamo che essere ottimisti: la Ferrari c'è».

E ci saranno anche i tifosi. Perché il Cavallino si presenta da leader del mondiale. Non sono più i 14 punti di Budapest ma 7 bastano per sognare. I piloti hanno rinnovato, Vettel resterà per tre anni e Raikkonen per altri dodici mesi farà il gregario dal talento a corrente alternata. Ieri ha combattuto con una vibrazione, si è addormentato in gara quando non ha visto le bandiere gialle prendendosi uno stop and go e si è risvegliato alla ripartenza in tempo per il mega sorpasso a braccetto di Ricciardo e ai danni di Bottas e della Mercedes. Il pilota è questo. Marchionne e Arrivabene sapevano quando gli hanno rinnovato il contratto. Se va bene a loro, va bene ai tifosi. Forse.