L'ex ct Ventura cerca casa e trova scuse

a qualche tempo, Gian Piero Ventura, il ct sventurato del mondiale perso, ha cominciato a fare il giro delle sette chiese televisive

Da qualche tempo, Gian Piero Ventura, il ct sventurato del mondiale perso, ha cominciato a fare il giro delle sette chiese televisive. Evidente lo scopo: vuole tornare su piazza e rinfrescare la memoria degli addetti ai lavori. Legittimo, per carità. Capitò anche a Mondino Fabbri, dopo la Corea del '66, vivere sotto coperta prima di riaffacciarsi alla platea del grande calcio. Discutibili, invece, sono alcune tesi stravaganti esposte dall'ex Ct passate in cavalleria per i doveri di ospitalità che spesso condizionano gli intervistatori. Sono tre i passaggi su cui riflettere. Il primo: «alcune critiche mi hanno ferito». Il secondo: «Insigne fa gol ora perché Ancelotti lo allena da 4 mesi». Il terzo: «i recenti risultati dimostrano la qualità del calcio italiano». È sufficiente avere un po' di memoria per replicare punto su punto all'ex Ct che si candida per qualche panchina di serie A «dopo 35 anni di onorata carriera» ed ha già attirato le attenzioni del Chievo.

È vero: le critiche nei suoi confronti sono state spietate, feroci in qualche caso. Tutte, bisogna aggiungere, proporzionate al disastro tecnico rimediato con la mancata qualificazione al mondiale. Nessuno ha immaginato che il secondo posto nel girone fosse una vergogna. È stata la figuraccia rimediata con la Svezia a determinare l'apocalisse (citazione di Tavecchio). La ferita tecnica e d'immagine inferta al calcio italiano è per caso meno dolorosa?

Secondo punto: Ventura conosceva fin dal primo giorno quali fossero le doti indispensabili per esercitare quel mestiere speciale e quali le controindicazioni. Tra queste, la più citata dai suoi predecessori, è sempre stata una: l'impossibilità di allenare la squadra se non nel mese prima di un mondiale o un europeo. Andando poi nello specifico, ci voleva un mese per capire che Insigne sarebbe stato più utile di Gabbiadini? Infine il terzo punto che è forse il più importante: lo stato del calcio italiano. Gian Piero Ventura (basta cliccare su Google) è lo stesso allenatore che nei mesi che han preceduto lo spareggio con gli svedesi, ha più volte garantito: «Saremo la rivelazione del mondiale». Delle due una: o bluffava allora, o accampa scuse oggi. Personalmente punto sulla seconda ipotesi.