L'Inter ad Eindhoven cerca un'altra conferma

Spalletti sfida il Psv di Van Bommel. Valzer argentino: torna Icardi ma Lautaro va in panchina

L'anti-Juve dichiarata trova una Juventus anche in Europa. L'Inter fa visita a quel Psv Eindhoven che come i bianconeri ha vinto tutte e sette le partite disputate in campionato. Nella prima casa europea di Ronaldo il fenomeno, con i due club che hanno scherzato via social sulle prodezze del brasiliano, la squadra di Luciano Spalletti deve vincere per capitalizzare al meglio l'impresa in extremis con il Tottenham. Infatti tornare dall'Olanda con tre punti significherebbe mettere una seria ipoteca sulla qualificazione agli ottavi di finale. È per questo che l'allenatore nerazzurro non fa calcoli anche se il pareggio sarebbe comunque un buon risultato: «Non mi è mai piaciuto. Parto sempre per vincere». È un monito alla squadra che per l'ennesima volta dopo un avvio difficile di stagione è obbligata a non sbagliare: «Per noi ogni partita è un esame». Proprio il successo con gli Spurs ha fatto svoltare l'Inter, che in campionato ha infilato tre vittorie di fila. «L'aria si è fatta subito massiccia», ha detto Spalletti, ma la musichetta Champions può renderla leggera «perché da partite come questa riceviamo una spinta in personalità. La nostra forza passa da gare così». Difficile, difficilissima perché il Psv sarà comunque un banco di prova per la difesa nerazzurra avendo l'attacco più prolifico d'Europa con una media di quasi quattro gol a partita nel torneo nazionale (26 in 7 gare). De Vrij ne sa qualcosa visto che da queste parti quando giocava nel Feyenoord perse dieci a zero. «Non la ricordo volentieri quella partita», si smarca l'ex difensore della Lazio che ha «passato» la vigilia a cercare ventisette biglietti per famiglia e amici.

Adesso è un altro Psv. Sembra quasi l'Ajax e a guardare gli scudieri i ruoli si sono ribaltati. Perché prima comprava giocatori stranieri, ora ha scelto la linea autarchica. Squadra fatta in casa quella affidata a Mark van Bommel, l'ex rossonero anche lui promosso in prima squadra in estate dopo aver allenato e vinto con l'under 19. Una squadra offensiva, che però fa del fisico e della corsa una prerogativa, a immagine e somiglianza del suo allenatore come ha spiegato lo stesso Spalletti. Che al centro dell'attacco ritrova il suo capitano, Mauro Icardi, dopo il turno di riposo concesso con il Cagliari.

Al suo fianco non ci sarà Lautaro Martinenz, come consigliato da Wanda Nara: «È l'idea della squadra». Per ora non di Spalletti che non cambia: «Si va avanti con il 4-2-3-1, perché bisogna fare altri passi sul piano della conoscenza». E soprattutto perché squadra che vince non si cambia almeno nel modulo perché «il turnover con il Cagliari ci ha fatto bene». A centrocampo rientrano Brozovic e Vecino l'uomo Champions. Skriniar giocherà al centro. Soprattutto in quella che può essere considerata la settimana verità. Perché l'Inter ha sempre bisogno di conferme che il peggio sia alle spalle, perché è nel suo dna essere obbligata a convivere con la pressione. Spalletti lo sa e mette tutti in guardia: «La prima insidia è l'impatto con la gara. Dobbiamo farci trovare pronti anche perché questo momento l'abbiamo cercato nella scorsa stagione e non dobbiamo farcelo sfuggire». Già perché una volta che senti la musichetta, capisci che è tutta un'altra storia. Handanovic dall'alto dei suoi 34 anni, dice quasi fosse un bambino: «Al gol di Vecino contro il Tottenham, ho capito cos'è la Champions». Appunto. Servono conferme.