L'Inter liberata da Conte fa paura alla Signora ostaggio dei propri miti

Per la prima volta dopo anni un campionato incerto. Ma dietro c'è anche una sfida psicologica

Sarà divertente vedere come andrà a finire. Per la prima volta dopo tanti anni, il campionato è vivo. Lotta a due, d'accordo: ma la sensazione è che, a differenza di quanto accaduto in tempi recenti, la volata tricolore durerà parecchio. Magari fino alle ultimissime giornate, con sorpassi e contro sorpassi. Inter davanti e Juve a ruota, al momento. All'inizio di una settimana per nulla banale che porterà venerdì i nerazzurri a ospitare la Roma, mentre ventiquattrore dopo i campioni d'Italia renderanno visita alla Lazio: fuochi d'artificio garantiti, ecco.

Con stati d'animo e prospettive simili per entrambe le squadre, ma certamente non identiche. Perché una sembra una squadra liberata dalle proprie pazzie e incostanze, l'altra pare in ostaggio dei suoi miti. Tanto per dire, nelle ultime settimane l'Inter ha visto crescere in maniera esponenziale autostima e consapevolezza, mentre magari in casa Juve qualche dubbio ha cominciato a palesarsi. I nerazzurri hanno del resto risposto presente in maniera anche quasi inaspettata dando dimostrazione di una solidità mentale invidiabile, quasi infischiandosene dei lamenti dello stesso Conte riguardo la poca profondità della rosa: vero che alcuni giocatori sono sempre in campo (Lautaro Martinez e Lukaku su tutti), vero anche che altri si sono fatti trovare pronti (Gagliardini, Borja Valero, Biraghi, Bastoni, Lazaro) quando ce n'è stato bisogno. E adesso, con l'avvicinarsi del mercato di gennaio, Conte può sorridere perché - con una classifica così rosea - sarà più facile per lui convincere Marotta e la proprietà a darsi da fare. Vero che già negli ultimi anni l'Inter di Mancini e Spalletti era crollata a cavallo del periodo natalizio dopo avere illuso il proprio popolo, vero anche che la solidità mentale che l'attuale tecnico nerazzurro riesce a costruire è sempre stata di primissimo livello. A tal proposito, la recente partita di Praga contro lo Slavia potrebbe essere presa come emblema: in altri momenti l'essere stata raggiunta su calcio di rigore, dopo essersi vista annullare la rete del 2-0, avrebbe provocato crisi di nervi e vittimismi assortiti. Invece, la squadra ha reagito e vinto, mantenendosi in corsa per il passaggio del turno in Champions e acchiappando poi la testa della classifica in campionato.

Di contro, la Juve che, parole di Sarri, «potrebbe avere qualche problema di motivazione in campionato». Il che, per la Signora Omicidi, suona strano: di sicuro è un tasto su cui la truppa dovrà lavorare, quasi a sorpresa. Poi, certo, ci sono anche alcuni equivoci da risolvere. Il più grande dei quali riguarda Ronaldo, al momento non al meglio ma comunque in campo «perché non è un giocatore come tutti gli altri». Nessun dubbio che sia così quando la condizione lo assiste: se però il suo essere diverso penalizza il magic moment di Dybala, è la Juve a patirne e non pare un grande affare. Il pareggio casalingo contro il Sassuolo ha inoltre fatto finire sul banco degli imputati Buffon, cui a dire il vero quest'anno la Juve aveva dovuto dire grazie in almeno un altro paio di circostanze: magari non è ancora il tempo della pensione, certo però che la rincorsa al record di presenze in serie A di Maldini (647) non può andare contro gli interessi della squadra.