L'Inter non sbaglia 2 volteLa firma di super Lautaro su un sorpasso da record

Conte approfitta del passo falso della Signora e torna in vetta. Altra doppietta dell'argentino

La dolce domenica dell'Inter comincia quaranta minuti prima di scendere in campo. Il boato di San Siro accompagna il fischio finale di Juve-Sassuolo e la giornata si gira subito. Poteva essere un grigio pomeriggio di routine, sotto il diluvio di Milano, invece quello che arriva da Torino è il primo raggio di sole che illumina una giornata da segnare sul calendario. Così, subito dopo il boato per il pari juventino, arriva una bordata di fischi per la Spal per farla sentire già dal riscaldamento come vittima sacrificale della domenica del sorpasso.

L'occasione per Conte è di quelle speciali, perché con la Signora si può essere gentili una volta (26 ottobre: Inter-Parma 2-2 dopo Juve-Lecce 1-1), ma la seconda no. E infatti questa volta i nerazzurri non perdonano, battono la Spal e mettono la freccia. Anche se a rileggere la partita si scopre che non sono state solo rose e fiori e che, anzi, ad un certo punto l'Inter ha persino rischiato di complicarsi una sfida che nei primi 45 minuti è andata a senso unico.

È il grande giorno di Lautaro Martinez, l'argentino che sta cancellando Icardi a suon di gol e che sta attraversando un momento particolarmente felice: 5 reti in otto giorni, dal Torino alla Spal, passando per Praga. Due doppiette in due partite con Romelu Lukaku splendida spalla, pronto a offrirgli tanti assist su cui il Toro incorna i palloni che fanno volare l'Inter verso il sogno scudetto. È il grande giorno di Lautaro anche perché la Spal nel primo tempo non si vede: la sua difesa si apre come il Mar Rosso al 15' quando l'argentino infila Berisha nell'angolino per l'1-0 e lascia tranquillamente crossare Candreva per l'ennesima volta al 41', quando Martinez inzucca il 2-0.

Antonio Conte si gode la risposta dei suoi dopo averli caricati a pallettoni. In una domenica vintage, con le big in campo di giorno, con la Spal avversario d'altri tempi, con l'acqua che scende implacabile su San Siro, all'ex ct non serve la mantella nera di Helenio Herrera per far capire che l'Inter è tornata. Gli basta un cappellino per cancellare non solo il ricordo lontano del Mago, ma anche quello di Mou e del Trap. Perché i record adesso li fa lui: 12 vittorie su 14 partite, come mai nessuna Inter, nemmeno quella di Olivieri che nel '51-52 si fermò a 11 su 14, come quella di Mancini del 2006.

Ma Conte sa anche leggere tra le pieghe delle partite e il gol di Valoti in apertura di ripresa gli avrà fatto capire che non è tutto oro, perché la difesa non può concedere uno slalom speciale come quello del 2-1. E allora, dietro le feste e i sorrisi di facciata, l'ex ct annoterà anche questo. Perché Tomovic si è mangiato il gol che poteva essere quello della beffa, come Lautaro ha sprecato l'ennesimo cioccolatino di Lukaku per chiudere la partita. Comunque nella lunga volata scudetto l'Inter approfitta della foratura juventina e va in testa. Ma ora saranno i nerazzurri a dover tirare.