L'Italia come il Brasile Un mercato solo di export

«Ibra non andrà mai al Napoli, non aspettatevi colpi da Milan e Inter. Siamo diventati il Brasile di una volta: esportiamo». Ernesto Bronzetti, scafato intermediario, fra i decani dei nostri agenti Fifa, ha tracciato in due righe sentenze pesanti ma reali sulla nostra serie A. Eppure la stagione scorsa gente come Tevez e Gomez non l'avevamo vista, a dicembre il rimpatrio di Balotelli, fine. I big dagli sceicchi, la serie A con i gioielli anticrisi, così avevamo definito le giovani speranze con Destro capofila e poi Coutinho, Faraoni, Immobile, El Shaarawy, Gabbiadini, Ogbonna e Insigne. Non è stato un trionfo, diciamocelo, adesso però i big sono tornati, o no? «Trentenni - risponde Bronzetti che poco più di dieci giorni fa ha portato Carlo Ancelotti al Madrid, dopo averci provato già nel 2006 e nel 2009 -. Noi siamo fuori mercato, ormai è terreno di Monaco, Psg, Chelsea, City, sceicchi e oligarchi, soldi freschi. E ringraziamoli perchè solo Nasser Al-Khelaïfi in un paio d'anni ha portato in Italia oltre 250 milioni fra Ibrahimovic, Marquinhos, Lavezzi, Cavani, Thiago Silva, Verratti, Thiago Motta, Menez, Pastore e magari me ne dimentico qualcuno. Qui siamo paralizzati, la Juventus è la regina del mercato ma cosa ha fatto di speciale? Un parametro zero e 10 milioni per Tevez. Il mercato lo possono fare Napoli e Fiorentina che hanno incassato con Cavani e Jovetic. O la Roma con la cessione di Marquinhos ma ne ha già spesi 18 per Strootman e credo abbia finito lì. Le altre non hanno un top player in uscita da trenta milioni. O meglio il Milan ce l'ha e per El Shaarawy era arrivata un'offerta straordinaria di 38 milioni dall'Anzhi, con un ingaggio da sette netti per lui. Ma Stephan ha rinunciato, ha detto che voleva solo il Milan».
Peraltro il Napoli cambia ogni giorno centravanti, prima Damiao, poi Higuain, sembrava fatta con il brasiliano ma senza cedere i diritti d'immagine a De Laurentiis e allora nuovamente sotto con Higuain e ripresi i contatti con il Madrid, richiesta secca di 40 milioni, tanti. Pare che l'offerta di De Laurentiis si sia fermata a 35 e potrebbero anche bastare. Gli scogli sono l'ingaggio di 5 mln a stagione dell'argentino e il Sun che svela un'offerta al Liverpool di 25 mln più Higuain per Luis Suarez. Poi c'è lo sbattimento di Raiola che deve trovare una soluzione per Ibrahimovic: «Scordatevi il suo ritorno in Italia, un altro ultratrentenne con un ingaggio impossibile. E poi il Psg non lo vende. Tutti pensano a Higuain e Damiao ma De Laurentiis potrebbe avere in mente un terzo nome, un venticinquenne... Non aggiungo altro ma lo si saprà a ore. Però non date tutte le colpe ai direttori sportivi, Schelotto e Boateng non sono dei crac, ecco perché non si vendono, quelli buoni ce li hanno già presi. Stiamo tutti aspettando gli sceicchi ma cosa abbiamo da offrirgli? Per cercare un investitore straniero abbiamo regalato la Roma agli americani. Adesso c'è Thohir, non so se arriverà, speriamo. In questo calcio globalizzato c'è sempre meno spazio per le grandi famiglie a capo dei club. Quanti soldi hanno dovuto sborsare Berlusconi, Moratti e Agnelli in tutti questi anni per ripianare il bilancio societario? Poi appena le loro aziende sono entrate in crisi le prime ripercussioni si sono evidenziate sulle loro squadre. Questo è un rischio che non si può più correre. E non venitemi a parlare di azionariato popolare. Siamo italiani, siamo fatti così, qualcuno ci ha provato ma si è sentito rispondere: perchè dovrei dare i miei soldi a un altro?».
Però è umiliante vedere i milioni delle altre con la borsa al limite dell'esplosione. Mourinho vuole portare Rooney a Stamford Bridge ed è pronto ad alzare a 46 milioni l'offerta al Manchester United. I due si sono sentiti, Mou gli avrebbe promesso un ingaggio da 11 a stagione. Florentino Perez non ha smesso di pensare a Gareth Bale e avrebbe pronti 100 milioni da offrire al Tottenham. Noi qui facciamo lo stesso sport ma ci vogliono 20 mln per Hernandez e 18 per Nainggolan. Forse parte Mirko Vucinic, 15 mln l'offerta dello United che sembra rassegnato all'uscita di Rooney. Ma siamo tutti storditi o il mondo ce l'ha con noi? «In Spagna c'è una crisi più forte della nostra ma andate a dirglielo a Madrid e Barça. Il Milan non arriva alla metà del loro fatturato ed è il club messo meglio. Serve pazienza, non basteranno un paio di stagioni. Intanto si facciano avanti le istituzioni, i Comuni... Cosa se ne fanno degli stadi? Li regalino alle società».