Llorente, il sosia di Ibra. "Scudetto e nazionale"

Il Re Leone alla Juventus: "Io e Tevez come Del Piero e Trezeguet? Piano...". Agnelli: "Un grande, non fa notizia perché è stato preso gratis"

Fantasia - più passione e competenza - al potere. In casa Juventus. Dove, non potendo spendere e spandere sul mercato, hanno deciso da tempo di aguzzare l'ingegno. E se gli avversari arrancano e annaspano, dalle parti di corso Galileo Ferraris gongolano. Così, pur non azzeccando tutte le mosse di mercato come del resto nessuno al mondo potrebbe fare, Marotta & C. hanno collezionato anche colpacci a costo nullo (Pirlo) o quasi (Barzagli, Pogba).
E ieri, quattro giorni dopo il Tevez Day, è stata la volta di Fernando Llorente: firmato a zero euro lo scorso inverno, dimenticato per mesi manco fosse un ferro vecchio e non un centravanti che fino a poco tempo prima aveva una clausola di rescissione di 37 milioni. «Lo avessimo pagato quella cifra, sarebbe stato considerato da tutti un top player - ha commentato più volte Agnelli -. Così invece non se lo fila quasi nessuno».

In attesa delle risultanze del campo, chapeau: il Re Leone - la capigliatura rende l'idea e a lui il nick piace - ha già parlato con Conte sentendosi apprezzato e coccolato, primo passo verso un utilizzo full time che cambierà anche il modo in cui la Juve stanerà gli avversari. Fenomenale nel gioco aereo dall'alto dei suoi 190 cm, due stagioni fa Llorente aveva segnato 14 gol di testa su 29 dimostrandosi il re della specialità negli ultimi dieci anni visto che Dzeko si era fermato a 12 nel 2008/09 e Andy Carroll a 10 nel 2009/10. Primo artefice del tutto, Antonio Conte: evidentemente d'accordo con l'ingaggio dello spagnolo lo scorso gennaio, certamente attore numero uno nel convincere Tevez della bontà del progetto bianconero e di conseguenza nel non accontentarsi di quel che passava il convento dopo i due scudetti vinti di fila. Per alzare l'asticella, per prendere e portarsi via un terzo tricolore sognando anche il colpo grosso in Europa, il tecnico bianconero ha chiesto e ottenuto un inizio di rivoluzione almeno in attacco.

Se poi la Fiorentina scenderà a più miti consigli, il ribaltone sarà completo: dentro anche Jovetic («lo abbiamo seguito, ma sono sorti degli intoppi», ha spiegato ieri Marotta senza escludere che il montenegrino possa comunque diventare bianconero) e tanti saluti a Vucinic, oltre a Matri (Milan, probabile) e Quagliarella (Lazio, Samp, estero?). «Rimaniamo la squadra più forte - si è lanciato John Elkann -. Tevez è un grandissimo giocatore, all'altezza dei nostri migliori numeri dieci. E con Llorente abbiamo aggiunto altra qualità». «Con lo spagnolo diamo un segnale forte al campionato - le parole di Marotta -. Fernando è campione del mondo e d'Europa: la sua qualità è indiscutibile. A parte l'ultima stagione, vissuta ai margini dell'Athletic Bilbao, ha sempre realizzato una media di 15 gol per stagioni: speriamo possa continuare a farlo con noi».

Lui, il quasi sosia di Ibrahimovic («abbiamo caratteristiche simili»), indosserà la maglia numero 14, ha studiato italiano per due mesi e si è pure cimentato nella storia del club: «Vogliamo il terzo scudetto consecutivo, un'impresa che manca dal 1935. Per quel che mi riguarda, voglio vincere e riprendermi la nazionale. Io e Tevez come Del Piero e Trezeguet? Andiamoci piano, ma certo siamo una grande squadra».
Spontaneo o indottrinato che sia, poco cambia nella circostanza: i particolari fanno sempre la differenza e Llorente pare avere già capito che in casa Juve i soldatini sono ben accetti. Prossimamente si aggiungerà anche Ogbonna: dopo di che, si penserà a vendere. E magari si (ri)comincerà a vincere.