Lotito fiero: "Io non sono mai sceso a patti con gli ultrà della Lazio"

Lotito ha raccontato di aver subito diverse minacce: "Ancora oggi ricevo 7-8 telefonate di minacceal giorno. La tifoseria prima decideva tutto, entrava a Formello e decideva chi far giocare"

Claudio Lotito, Presidente della Lazio, e Igli Tare, direttore sportivo dei biancocelesti, non hanno un buon rapporto con la parte più calda della tifoseria organizzata. Lotito ha prelevato il club nel 2004 e in 13 stagioni la squadra gli ha regalato la conquista di due Coppe Italia e nel mese di agosto la Lazio si giocherà la possibilità di vincere la Supercoppa Italiana sfidando, allo stadio Olimpico, la Juventus di Massimiliano Allegri.

Il rapporto tra Lotito e la maggior parte dei tifosi della Lazio, dunque, è ai minimi termini e il numero uno del club ha raccontato, davanti alla Commissione Antimafia, di subire minacce ogni giorno: "Ancora oggi ricevo sette, otto telefonate di minacceal giorno. La tifoseria prima decideva tutto, entrava a Formello e decideva chi far giocare. Io non sono mai sceso a patti e credo che la tifoseria l'abbia capito. Tra consenso e legalità ho scelto la seconda, non sono mai sceso a patti. Oggi ritengo sia stata una scelta giusta che può essere perseguita da tutti. Certo, ricevo ancora oggi minacce telefoniche, anche sette-otto al giorno" .

Lotito ha poi svelato alcuni retroscena davvero sconcertanti: "Ho subito situazioni pesanti, camion con sterco di cavallo davanti casa, intimidazioni, affissioni, minacce; questo ha prodotto evoluzioni di carattere giudiziario. Sono abituato a vivere con serenità queste situazioni; pensavano che assumessi un atteggiamento più morbido. Ma io ho sempre detto in Tribunale come stavano le cose. Ora la tifoseria si comporta in modo corretto, sa che se sbaglia non c'è storia per nessuno".