Di Luca: "Tutti dopati". E l'associazione dei ciclisti lo querela

Il clamore sollevato dall'ex corridore radiato con l'intervista alle Iene provoca effetti a catena. Nibali: "E' alla frutta, non sa più cosa inventarsi per raccattare qualche spicciolo". E intanto la procura antidoping del Coni riconvoca l'abruzzese gola profonda per metterlo con le spalle al muro

Lo dice con molta tristezza: "L'unico rimpianto che ho è quello di essermi fatto beccare tre volte". Non altri. Proprio grazie a questo record - tre volte impallinato all'antidoping - Danilo Di Luca è il primo (ex)ciclista della storia a finire radiato. Non può più correre, non può neppure più svolgere alcun ruolo che abbia a che fare con le biciclette. Così, ha scelto l'unica strada rimasta aperta: parlare per prendersi qualche rivincita, ovviamente al vetriolo.
L'intervista rilasciata alle "Iene" ha già scatenato un autentico finimondo. Tra le altre cose, Di Luca dice leggerezze di questo tipo: il novanta per cento del gruppo si dopa in un grande giro (il restante dieci non lo fa solo perchè non ha quello come obiettivo), l'Epo fa benone (basta assumerla sotto la guida di un medico), vendersi per aiutare questo o quello dei rivali nelle gare fa parte della prassi. Infine un'opinione peraltro non proprio originale: tutti sono dopati, quindi i risultati sono autentici, il più forte resta il più forte e il più brocco resta il più brocco. Tanto vale legalizzare...
Lanciata questa bomba al napalm sul suo vecchio mondo, che peraltro ha frequentato per vent'anni senza sentirsi mai in dovere di denunciarne qualche lato oscuro, l'abruzzese famoso per aver vinto un Giro come "bandiera della sua regione terremotata", ovviamente dopandosi, proprio questo campione del falso tenta evidentemente di trascinare nella polvere tutto quanto e tutti quanti, al grido muoia Sansone e tutti i filistei.
Peccato che l'aria sia un po' cambiata e l'omertà del gruppo non sia più quella dei suoi tempi. Non a caso, appena diffusi gli stralci dell'intervista dinamitarda, il radiato si è visto investire di reazioni feroci. Dall'Argentina, dove sta iniziando a correre, Nibali gli manda questa cartolina, via "Gazzetta": "Danilo è alla frutta e non sa più cosa inventarsi per guadagnare quattro spiccioli. Mi dispiace dire questo perchè è stato un grande compagno di squadra. Mi viene solo da pensare male, che è diventato un po' cerebroleso".
Il coro dello sdegno è generale. Ma c'è di più. Non solo parole. Inedito degli inediti, sarà l'intera categoria dei ciclisti, tramite la propria Associazione, a mettere Di Luca con le spalle al muro: alla querela già avviata il giorno in cui si fece prendere al Giro d'Italia, ne seguirà un'altra per diffamazione. Non possiamo permettere, dicono i corridori di nuova generazione, che Di Luca butti tutto nel mucchio di un ciclismo ormai passato.
Per completare il quadro, dopo aver ascoltato l'intervista alle Iene, la Procura antidoping del Coni ha ri-convocato Di Luca per il 30 gennaio: dopo le sparate televisive, dovrà fornire spiegazioni e prove sulle accuse lanciate in video. Chiamato a rispondere di quel che dice, Di Luca verificherà di persona come non sia proprio un gioco da ragazzi il nuovo mestiere di gola profonda.