L'ultima sfida di Apple è comprare la McLaren

Voci su un'operazione misteriosa che può avere senso solo nello sviluppo di vetture autoguidate

Campionato del mondo 2025. Prima fila. In pole, e pare incredibile pensando ad oggi, c'è una Ferrari. Accanto, con il secondo tempo, la monoposto del momento: una Apple. Come la Mercedes che a fine 2009 rilevò la Brawn Gp, così il colosso di Cupertino, nel 2017, ha comprato la McLaren. E ora è la macchina da battere. Semaforo rosso, ancora pochi istanti e le luci si spegneranno. Via. Le monoposto sono partite. Solo loro. Le formula uno. Niente piloti al volante. Per fortuna si guidano da sole. Garantiscono più spettacolo e nessuno si farà del male. Soprattutto fra il pubblico che non rischia più di morire di noia.

Sarà così? Forse. Può darsi. Magari no. Di certo, a oggi, c'è solo che né in California né Oltre Manica, a Woking, dove ha sede il McLaren Group, dicono qualcosa sul possibile big deal di cui ieri ha parlato il Financial Times. Da mesi la Apple sarebbe in trattativa con l'azienda di Ron Dennis per acquisire marchio, compagnia, team, monoposto di F1, superbolidi della produzione di serie e tutte le belle cose del reparto tecnologico McLaren. Ramo, va detto, avveniristico e molto quotato del costruttore inglese. Per dire: la centralina unica del mondiale F1 è a tutt'oggi fornita ai team, Ferrari compresa, da questa divisione. Un'operazione valutata tra 1,2 e 1,7 miliardi di euro.

Se la trattativa è plausibile, pensando all'approccio al business di patron Ron Dennis che con il 25 per cento delle quote resta l'ascoltatissimo boss del gruppo di Woking, lo è meno riflettendo sul modus operandi di Apple. Ma andiamo per gradi. Dennis se c'è da vendere vende. Già nel 2000 non se lo fece ripetere due volte e il 40% delle quote McLaren passò di mano, finendo in Germania, a Stoccarda, casa Mercedes, che all'epoca forniva motori al team. Quote che la Casa tedesca rimise in vendita a fine 2009. Attualmente, la metà del pacchetto è in mano al fondo della famiglia regnante bahreinita. Il restante 25% è dell'amico e socio storico di Dennis, Mansour Ojjeh, l'imprenditore franco-saudita proprietario della Tag Heuer.

Discorso più fumoso guardando in casa Apple. Perché mai il colosso che ha costruito un mito sul concetto di bello applicato all'elettronica e, salvo rarissime eccezioni, delegando ad altri la realizzazione dei propri prodotti, dovrebbe tuffarsi in un ginepraio acquisendo una casa automobilistica? Per imprimere un'accelerazione al progetto per la realizzazione di una vettura elettrica che si guidi da sola. Si tratta dell'ancora misterioso Project Titan su cui l'ad di Cupertino Tim Cook resta vago e che ha fin qui ha visto Apple indietro rispetto a Google e Tesla. Problema. Proprio di recente Cupertino avrebbe deciso di rallentare, liberando ingegneri dedicati al progetto e preferendo concentrarsi (come fatto da Google) sul software per la guida senza pilota anziché sulla vettura completa. Da qui l'ipotesi, lasciata ventilare anche dal Financial Times, che le indiscrezioni sulla trattative si riferissero al recente passato. Nel caso, buon per Eddy Cue, membro del cda Ferrari. Come vice presidente di Apple internet software non sarebbe bellissimo che continuasse a sedere nel cda della Rossa.