"Macché già vinto... La Dakar mi ha insegnato l'umiltà"

Lo spagnolo, 58 anni, dominatore della corsa, si racconta: «Qui ogni duna è una lezione di vita»

Shubaytah «I conti si fanno alla fine». Carlos Sainz sposta lo sguardo e cambia discorso, quando lo danno già vincitore di questa prima edizione della Dakar in Arabia Saudita. Che sia per superstizione o frutto soltanto di tanti anni di esperienza, El Matador, come è chiamato al bivacco il madrilegno per il suo regale distacco, predilige la prudenza. «Non bisogna commettere errori. Poche cose: spingere quando è possibile, altrimenti limitare i danni». La forza della tranquillità. Al comando della generale dalla terza tappa, il pilota Mini X Raid, 58 anni quest'anno, morde il terreno come un ragazzino e non vuole sentire parlare di età. «Mi spinge la passione. Amo guidare, competere e vincere. Sono le tre cose che mi divertono e mi motivano ad allenarmi tantissimo prima del rally».

A Jeddah, Sainz sr. è arrivato in forma e non si sbagliava chi lo dava tra i favoriti e principale avversario di Nasser Al Attiyah (Toyota), il principe qatariota, vincitore della scorsa edizione. Ieri, quando mancano solo due tappe alla fine, un'altra zampata che lo avvicina al terzo successo: vittoria di tappa (la quarta quest'anno) e leader a 18m e 10sec su Al Attiyah, primo inseguitore, 18m 26 sul compagno di squadra Stephane Peterhansel. L'esperienza in una corsa folle come la Dakar è fondamentale, ma da sola non basta (Alonso si è capottato, nessun danno fisico).

«Ci vuole talento, rispetto e umiltà. Dodici anni fa quando mi sono affacciato alla Dakar dopo due titoli nel Mondiale rally, ho dovuto imparare a guidare sulle dune. Presto ho vinto delle prove speciali, e poi anche la corsa. Nasser era più giovane, Peterhansel lo stesso. Siamo ancora qui a battagliare».

Come affronta queste ultime tappe: difesa o attacco?

«Finora sono stato costretto ad attaccare, forzare. Il distacco da Nasser o Stephane non era sufficiente per dormire sogni tranquilli. Devo essere ancora cauto. Nasser è uno specialista delle dune».

Non si torna uguali dalla Dakar.

«Ogni metro che fai è una lezione di vita. È una corsa che insegna a restare umili perché in due settimane di gara e 7.000 chilometri, l'insidia è sempre dietro l'angolo. Il lavoro del team è fondamentale, la relazione con il co-pilota preziosa, e richiede assoluto rispetto per gli avversari».

Le piacerebbe correre un giorno con suo figlio?

«Adesso no, si deve concentrare sulla Formula Uno. Forse un giorno quando questo capitolo sarà chiuso. È presto».

Come vede la stagione di Carlos Sainz jr?

«Lo scorso anno ha fatto uno step importante: una bella stagione senza errori, partenze incisive, bei sorpassi. Si è conquistato la leadership tecnica all'interno di McLaren nello sviluppo della macchina e lo vedo pronto per una sfida più importante. Speriamo presto».

Come si vede Carlos Sainz oggi?

«Un uomo felice».