Mal d'Africa mondiale. Anche il Senegal a casa per colpa dei cartellini

Battuto dalla Colombia di Cuadrado e Falcao fuori per due ammonizioni più dei giapponesi

L'Africa fa l'ennesima figura del gatto di marmo nel giardino. Si lascia ammirare per fisicità, ma rimane immobile. La storia si ripete e la nomea del calcio del futuro resta impalpabile. Ci si aggrappava al Senegal, dopo le eliminazioni di Egitto, Tunisia, Marocco e Nigeria, ma la squadra del rasta Cissè, che aveva incantato contro la Polonia, rientra a Dakar recriminando sulle occasioni gettate ai rovi. Il verdetto recita che il Senegal è uscito perché ha usato le maniere forti più del Giappone, mentre la Colombia, superando 1 a 0 gli africani, vola agli ottavi insieme agli asiatici. Il commiato senegalese non è una questione di punti ma di cartellini gialli. Vista la totale parità con il Giappone (sconfitto 1-0 dalla Polonia), a condannare gli africani è stato il fairplay: i cartellini gialli raccolti nella fase a gironi sono infatti 6 contro i 4 della formazione di Nishino.

I Cafeteros festeggiano, ritrovando il bandolo della matassa dopo la sconcertante prova d'esordio. Poi sono arrivati i successi su Polonia e Senegal a dare la scossa. La squadra di Pekerman (uno dei cinque ct argentini della kermesse) è più quadrata ed efficace di quella osannata quattro anni fa in Brasile. Il tanto decantato James Rodriguez, in ombra nel Bayern, e costretto ad arrendersi ieri dopo mezz'ora per infortunio, non ha fatto fino ad ora la differenza. E' esploso invece Juan Fernando Quintero. Cinque anni fa, quando giocava nel Pescara, nessuno avrebbe immaginato una tale evoluzione tecnico-tattica. Quinterito, oggi al River Plate, ha incantato le platee per forza fisica e visione di gioco. Radamel Falcao invece sta vivendo una seconda giovinezza: segna meno, ma in area ci mette sempre lo zampino. Cuadrado è uno dei pochi in questo mondiale a saper saltare l'uomo e a creare superiorità numerica, e poi, soprattutto, è esploso... Mina. Giochi di parole a parte, Yerry Mina è davvero l'uomo in più di una Colombia benedetta in tribuna dai totem Higuita e Valderrama.

Lo scorso gennaio il Barcellona l'aveva prelevato per 12 milioni di euro dal Palmeiras per farne il nuovo Mascherano. Alla fine però il centrale argentino ha preso la strada della Cina, e il suo erede quella della panchina. Valverde non gli ha offerto molte chance e se non fosse stato per l'infortunio occorso all'ex interista Jeison Murillo forse anche Pekerman l'avrebbe inserito nella lista dei ricambi. Mina invece è finito sul tabellino dei marcatori contro la Polonia, mettendo a segno ieri il gol-partita. L'ha fatto a modo suo, volando sopra la testa degli altri: è lui l'arma segreta dei sudamericani. La Colombia sarà un pessimo cliente per chiunque: lo si evince da certe clamorose risurrezioni, come quella del portiere David Ospina. Già acclamato a Brasile '14, sembrava dovesse fare le fortune dell'Arsenal. In quattro stagioni Wenger gli ha concesso soltanto una trentina di occasioni, preferendo affidarsi all'esperienza di Cech. E adesso che il ceco lascerà Londra, Ospina dovrà convincere il nuovo tecnico Emery che Leno può al massimo allacciargli gli scarpini.