Marquez è una Mercedes ammazza mondiale

Marc domina davanti a Dovi e Petrucci, e allunga. Andrea: «Mi mancano carte contro di lui»

In Formula uno ci si sta domandando inquieti se le cinque doppiette di fila Mercedes siano un record o solo una tappa di passaggio verso altri e più grassi primati. Nel moto mondo ci si comincia a chiedere se Marc Marquez non sia una Mercedes F1 declinata su due ruote. Sabato, il Joker catalano ha infatti eguagliato Vale Rossi a quota 55 pole nella classe regina e ieri, giusto per ribadire, ha vinto con comodità mettendosi in tasca il terzo successo stagionale, il numero 300 per la Honda e numero 47 per lui in questa sua carriera in Moto Gp lunga fin qui poco più di sei anni e ricca di cinque titoli mondiali. A Le Mans ha fatto quel che ha voluto: si è involato, si è fatto riprendere, ha lasciato sfogare i vari Miller, Petrucci e Dovi, per poi salutare tutti. Gran premio senza storia, dunque. E mondiale senza storia. Fin qui, al netto della bella vittoria di Dovizioso in Qatar, nella gara d'apertura, e della generosa caduta proprio di Marc nel suo feudo americano, ad Austin, quand'era comodamente in testa, il binomio Marquez-Honda non sembra dare speranze agli altri. Per loro accenni di gloria, boccate di ossigeno lungo il percorso come il successo Ducati a Doha, come il bel doppio podio di ieri, con Dovi e Petrucci a lottare. Tra l'altro, toccante il loro rapporto, «è stato corretto Danilo, non ha fatto qualcuna delle sue pazzie» ha detto Andrea, «certo, non rovino tutto per questo, e poi andiamo molto d'accordo, mi sono trasferito a Forlì, praticamente vivo da lui, quando mai un campione accoglie così un rivale, mi dà un sacco di consigli...» ha confidato commosso Petrux.

In questo festival di buoni sentimenti, il direttore generale Ducati Gigi Dall'Igna ha riportato tutti a terra, «bella prestazione ma i secondi posti non servono, c'è da lavorare», ha detto. Frase sottoscritta più tardi da Andrea, «mi mancano carte per giocare contro Marc, Quali? Per esempio la velocità» ha detto. Bisogna dunque correre ai ripari. Anche perché, tornando al parallelo con la F1, il distacco tra Hamilton e il primo inseguitore non Mercedes è di 46 punti ma il campionato è tenuto aperto dal compagno di Lewis, Bottas, in forma strepitosa e distante 7 punti; nel moto mondo, invece, gli otto punti che separano Marc da Dovi pesano molto di più. Perché di mezzo c'è la caduta di Marc ad Austin a drogare il divario e perché il suo compagno, Lorenzo, è dato disperso, per cui a parità di Honda difficilmente gli toglierà punti importanti nel corso della stagione. Però fra due settimane c'è il Gp d'Italia. La Ducati è reduce da due vittorie di fila, Valentino, ieri 5°, al Mugello si riaccende. E cosa di meglio dell'aria di casa per provare a raddrizzare questo mondiale?