Mazzarri "copia" la Juve: difesa, modulo e fame

L'Inter si specchia nella Signora e scopre che la differenza non è poi così tanta. Il Derby d'Italia un anno dopo può lasciare ancora il segno sulla stagione, con una sostanziale diversità. La metamorfosi nerazzurra è tutta tattica: dalla spensieratezza alla concretezza. Da Andrea Stramaccioni a Walter Mazzarri. Il pareggio di San Siro può essere un punto di partenza, il trionfo di Torino nel novembre scorso si rivelò fine a se stesso, e lo aveva fatto intuire fin da subito.

Sono diverse anche le parole del dopo: soddisfazione e nulla più adesso nella truppa nerazzurra, mentre solo un anno fa, dopo il sacco di Torino, Zanetti e soci fecero l'occhiolino allo scudetto. Mazzarri sabato sera ha capito che aria tirava e ha subito messo le cose in chiaro: «Lasciamo stare certi discorsi, siamo in fase di costruzione». Niente “bicchierate” dunque quasi a voler cancellare la sbornia da Juventus Stadium che tramortì la StramaInter per il resto della scorsa stagione.
Eppure questa squadra è in continuità con quella. Lo dicono i nomi. Contro i bianconeri nove degli undici schierati da titolare erano in rosa già nella passata stagione. La cura Mazzarri è come se avesse resettato tutto e tutti. Alvarez è rivitalizzato, Guarin ha un altro passo, Jonathan e Nagatomo ritrovati, Ranocchia e Juan Jesus di nuovo pilastri. Poi l'allenatore ci ha messo molto del suo. Prima di tutto ha convinto presidente e giocatori sul 3-5-2, il modulo che fu fatale a Gasperini. E così l'Inter ha riacquistato solidità difensiva e ridato sicurezza ai giocatori. Un paio di mosse su tutte: il fedelissimo Campagnaro a comandare i movimenti e a chiudere ogni falla, Cambiasso a fare da schermo davanti alla difesa. In questo modo i nerazzurri hanno subito nel primo tempo la Juve, ma senza mai sbragare tenendo il campo con personalità.

Primo non prenderle, secondo provare a far male. Il provinciale Mazzarri, come lo definisce ora il suo ex presidente Aurelio De Laurentiis, ha portato dal Vesuvio alla Madonnina il suo calcio tutto ripartenze e il gol di Icardi ne è la sintesi perfetta. E prima c'erano state almeno altre cinque situazioni simili non concretizzate. Umiltà e soprattutto consapevolezza che in questo momento questo è il modo migliore di giocare per l'Inter: grande organizzazione e contrattacchi micidiali, con una punta e Alvarez alle sue spalle. Perché le fragilità non sono state ancora debellate. Infatti dopo il pareggio di Vidal la squadra nell'ultimo quarto d'ora ha accusato il colpo e rischiato. Mazzarri è già corso ai ripari: «Dobbiamo lavorare». Per tutta la stagione avrà il vantaggio di poterlo fare una settimana intera senza impegni. E dopo essersi specchiato nella Signora prova a copiare la prima Juve tricolore di Conte. Un passo alla volta aspettando Thohir, ma la garanzia di Zanetti ha una sola lettera, la «M»: «Moratti farà la cosa migliore e Mazzarri è l'uomo giusto».