Menetti, il cuoco di Reggio mette Milano sulla griglia

Repesa, il santone di Medjugorje, punta sull'effetto Forum ma il tecnico dell'Armani favorita teme le barricate emiliane

Oscar Eleni

Milano Vinceranno i belli, i più brutti, i più cattivi come predicava san Carlo Lwanga? Stasera al Forum di Assago in 12mila capiranno, nella prima delle sfide scudetto in una serie al meglio delle 7 partite, se sarà l'Emporio Armani dei colossi, del potere assoluto («Vincere, per la bellezza c'è tempo» ha detto il generale Repesa che conosce il suo mondo), a dominare, oppure se saranno le api-farfalle di Reggio Emilia a sfinire il gigante come fece Alì.

Milano ha tutto, anche gli sbalzi d'umore che spesso l'hanno inguaiata. Reggio Emilia spera che nelle misteriose equazioni dell'amore, per tutto ciò che ha costruito così bene, si possa anche trovare una logica come diceva il genio John Nash. La ragione dice che potrebbe anche finire presto, il cuore di chi ama finali combattute spera che si arrivi almeno alla santa Barbara della quinta partita l'11 giugno al Forum.

Repesa ha una rosa con qualche spina, gambo lungo. Menetti una squadra di corsari che non potrà presentare Stefano Gentile per il derby privato con il fratello Alessandro, padrone della cazzimma milanese, e che non sa se potrà contare sul centro bielorusso Veremeenko, lungodegente per problemi ad un piede, per dare respiro a Darjus Lavrinovic.

Armani e i suoi geniacci, da Simon ad Ale Gentile il re scoprione. Grissin Bon e la sua banda di italiani da barricata, Della Valle, Aradori, De Nicolao, Polonara guidati nell'assalto da Rimantas Kaukenas l'immortale che a 39 anni gioca stasera la 29ª partita di finale, l'uomo dei 5 scudetti con Siena e della settima ordalia per il titolo in Italia.

Se dominassero ancora gli astri che hanno ispirato il Leicester di Ranieri nel calcio inglese, Reggio potrebbe davvero saltare su questo primo tram per conoscere se stessa, ma le lune sono cambiate vi direbbero Real Madrid, Nibali, le Mercedes, la stessa Juventus inseguita nei record dall'ottantenne Olimpia.

Come dice Repesa la sua squadra ha fatto quello che doveva per raggiungere questa finale, anche peccando contro Venezia, ora vuole che tutto il popolo biancorosso sia con i suoi uomini perché è convinto che ci saranno momenti difficili. Mani avanti, dell'uomo nato vicino a Medjugorje, ma non per paura. Lui ha vinto tantissimo ed è arrivato in città per continuare la serie d'oro, titoli in Croazia, Turchia, con la Fortitudo.

Per Menetti il grande cuoco di Palmanova diventato arzan al cento per cento il sogno sarebbe di poter fortificare la sua difesa con le falsebraghe che difesero la città stellata nella parte sudorientale del Friuli.

Milano ha tutto, chili, centimetri, talento. Reggio Emilia ha il suo castello anacronistico al PalaBigi, ma avrà bisogno di ben altro perché se vuole lo scudetto, che per tutti l'Olimpia aveva già vinto prima di cominciare, dovrà almeno vincere una volta ad Assago, arena ben diversa dal buco così ben difeso, una sola sconfitta nell'anno, da chi deve essere considerato lo sfidante.

Gelosmino e i suoi imperativi: «Proteggere la squadra, non creare distrazioni, combattere dalla prima palla, per concentrarsi su un solo obiettivo: vincere la serie e lo scudetto».

All'inizio dell'anno, quando Milano era soltanto un cantiere, Reggio Emilia le prese la supercoppa. Ma era il 27 settembre del 2015. Dopo 8 mesi le cose sembrano cambiate anche se sono state queste due a dominare la stagione: prima e seconda dopo 30 partite. Prima e seconda a confronto da stasera per lo scudetto: il 27° dell'Olimpia, il primo per Reggio Emilia. A voi.