Miha, che rivincita Il Diavolo spedisce Mancini all'inferno

Alex, Bacca e Niang: il «triplete» dei rossoneri chiude la settimana terribile dei cugini Icardi sbaglia il rigore del possibile pareggio Il Mancio espulso esce dalla corsa scudetto

S uccede solo nei derby, quando ogni pallone è un sussulto, ogni dribbling spinge la gente sulla punta dei seggiolini e basta un fischio per rischiare di lasciarci le penne. Il Milan ha fatto tre gol, l'Inter prima ha lasciato saltare Alex in area, poi si è persa Bacca, infine ha lasciato a Bonaventura la palla per il 3-0 di Niang. Alla faccia della difesa ermetica. Il Milan sta ricostruendo il suo campionato, può salire, può arrivare anche più in alto di quanto veniva accreditato, e non gli sta neppure girando tutto bene. È il trionfo della normalità, tu qui, tu lì, la semplicità al potere.Le novità tutte dalla parte di Mancini, non solo Eder dal primo minuto ma Santon rispolverato e Juan Jesus capitano in fascia sinistra. È un'Inter molto sbilanciata in avanti nonostante siano fuori Icardi e Palacio le due punte più punte di Mancini. I primi minuti sono rossoneri poi esce l'Inter che arriva facile fino al limite dell'area, guadagna il fondo da una parte e dall'altra ma poi manca sempre l'ultimo colpo. Perisic, Ljajic, Santon, perfino Juan Jesus, tutti a masticare la palla e metterla in mezzo poi il buio. L'unica conclusione è di Eder in tuffo di testa, palla colpita male, praticamente una respinta. Inter meglio, Milan poco, Honda stoppato regolarmente da Juan Jesus, Bacca marcata a un metro, lavora più Niang in fascia, qualche strappo di Kucka ma è sempre Bonaventura il più pericoloso, non trova collaborazione, insiste, niente. Non è vero che è un derby da disperati, si vede gioco e ritmo, manca la ciccia, ci prova l'Inter da lontano ma senza brividi, Handanovic assolutamente inoperoso.

Poi il primo squillo al minuto 35, Miranda in piena area anticipa Honda e Bacca, è l'azione più pericolosa del Milan e precede di pochi secondi il vantaggio, cross di Honda dalla destra, Alex di testa anticipa Santon e la mette nel sette alla destra di Handanovic. Primo gol subito di testa dall'Inter in questa stagione.L'ordine disordinato di Mancini sta pagando poco, Donnarumma non è in gran serata ma l'Inter non trova davvero la porta, esce strano dai pali un paio di volte, la panchina dell'Inter si alza, Jovetic fra i più eccitati, il derby si scalda.Dopo un'ora abbondante di gioco, Handanovic non ha ancora effettuato un solo intervento, l'Inter rinnova il suo problema con il gol, Eder non lo sta risolvendo, Ljajic ha sempre bisogno di un pallone solo per lui e quasi mai detta il passaggio, la vuole sul piede. Jovetic si sbatte, ne salta uno, due, poi punta, suola, palla persa. IIl Milan ha i limiti che si conoscono, esce lento, l'imprevedibilità è tutta nei piedi e nella testa di Bonaventura che l'Inter lascia giocare, ha due esterni bassi modesti ma ordinati, fa delle cose semplici, la palla gira in modo scontato ma alla fine efficace, non sta strameritando il vantaggio ma alla fine è indubbiamente più squadra rispetto ai solisti eccentrici di un Mancini che finisce completamente in tilt, scuffiato, incredibilmente nervoso fin dalla vigilia.Poco prima della rete, Alex aveva svirgolato da provinciale in piena area, si è scusato, nessuno ha aperto bocca, poco dopo è entrato in area interista a giustiziare Handanovic. E poi ha giocato di fisico su Jovetic finchè è rimasto in campo, e su Icardi dal 20' della ripresa. Qui il Milan è cresciuto e ha dato la netta sensazione di avere il derby in mano, l'Inter ha iniziato a commettere errori elementari, su tutti Brozovic, ma anche Eder e Perisic erano sulle ginocchia, tutto è girato quando Icardi ha calciato sul palo dal dischetto il pallone del possibile pareggio e Bacca invece in scivolata ha messo di piatto il secondo pallone in rete con Murillo e Miranda paralizzati a distanza siderale. Poi ci ha pensato Niang a umiliare la ex miglior difesa del campionato su errore di Santon, rapido Bonaventura a servire la punta, Handanovic questa volta si è visto, ha respinto la prima conclusione non la seconda.