Milan e Monza, Silvio in campo "Ecco come cambierei il calcio"

Berlusconi alla presentazione del neo sponsor dei brianzoli «Quasi non lo guardo più. Troppo fisico e troppi stranieri»

Lugano Allora, 31 anni fa, fu il castello di Pomerio ad accogliere il Milan appena nato di Silvio Berlusconi a cui affidare la missione di diventare «il club più titolato al mondo» centrando l'obiettivo nel giro di qualche anno. Ieri Silvio Berlusconi si è trasferito a Lugano, scortato dal fratello Paolo e dal fedelissimo Adriano Galliani, per celebrare la partnership col marchio di Philipp Plein (150 negozi monomarca in tutto il mondo) e battezzare un nuovo modello di calcio disegnato su misura per il Monza al quale ha affidato un altro storico traguardo, «provare a raggiungere la serie A», un altro sogno reso quasi compatibile con le dimensioni della Brianza (1 milione di abitanti) e «la notorietà mondiale della pista che ospita la Formula uno». Può sembrare il revival della nostalgia canaglia ed è forse, molto più realisticamente, l'inizio di una seconda rivoluzione calcistica che Berlusconi si appresta a realizzare. «Il calcio di oggi punta tutto sulla forza fisica, ci sono troppi stranieri dai cognomi impronunciabili, mi è passata la voglia persino di guardarlo in tv» è il suo disincanto cancellato dall'idea di produrre un nuovo modello e di recuperare «il calcio come affare della domenica». «Vogliamo costruire un nuovo modello di squadra, composta di italiani, che sia padrona del campo, giochi bene al calcio, che ottenga risultati con lo spettacolo, che rispetti avversari, arbitro e pubblico» la formula nata non per alzare steccati («io sono contro i vincoli, resto un europeista convinto») ma per evitare che si giochi «una finale di coppa Italia con un solo italiano in campo come accaduto tempo fa» l'esempio didascalico.

Nel suo Monza sono in arrivo collaudati collaboratori (Italo Galbiati, storico vice di Capello, si occuperà del settore giovanile) segno che quel cordone ombelicale col Milan non è mai stato reciso. A dispetto dei buoni propositi («ho sofferto ultimamente, non vorrei parlarne»), le cento domande sull'argomento lo trascinano sull'attualità. E le risposte sono un fiume in piena. Partendo dall'appuntamento fissato con Giampaolo («spero di incontrarlo per una colazione o per cena, ne ho parlato con Scaroni, mi piace il suo calcio ma vorrei illustrargli le mie idee per dare maggiore sicurezza alle sue») e finire a parlare di sistema di gioco («il tre-quartista più le due punte è il preferito, quello con cui abbiamo vinto tutto, il riferimento è sempre Kakà»), di Suso («nessuno è così bravo a saltare l'uomo, è il tre-quartista perfetto») e di mercato («Modric eccellente giocatore, il suo arrivo dipende da tante cose, io ho l'orgoglio d'aver portato tanti Palloni d'oro, al Monza porterò quelli di rame») prima di affrontare il nodo dell'Europa cancellata dall'Uefa. «È un vero dispiacere, l'ultimo sondaggio attribuisce al Milan circa 300 milioni di simpatizzanti e non dimentico che l'Uefa ha considerato la squadra di Sacchi la migliore per il gioco. Serve tornare a quei livelli, i dirigenti stanno lavorando in questa direzione e spero che facciano meglio di coloro che li hanno preceduti» l'endorsement per Elliott, Boban e Maldini. Brevissimo il volo su Juve e Inter («con Conte sta migliorando») i rivali di sempre. «Se avessi comprato io a quelle cifre taluni calciatori sarebbe cascato il mondo» la riflessione sulle spese di Torino. «Non so come facciano a stare nei parametri ma auguro loro di vincere la Champions» lo zucchero finale. Che precede la demolizione del progetto di «abbattere» San Siro. «Sono assolutamente contrario, è senza senso, assurdo solo il pensarlo. Poi significherebbe disperdere i ricordi di 50 anni di interisti e milanisti senza trascurare il fatto che può essere utilizzato anche per altre manifestazioni» il suo voto contrario.

«Non ho poteri per impedirlo, esprimo solo un giudizio che parte dal cuore e che punta a salvaguardare l'aspetto romantico» la conclusione. Colta anche da Scaroni, presidente del Milan. «Ha parlato il Berlusconi sentimentale, in quello stadio ha vinto i trofei del suo Milan» il riconoscimento. La domanda galeotta dell'ultimo cronista («perché non se lo compra lei San Siro?») resta senza risposta. Lo aspetta un semplice caffè nella piazza principale di Lugano cui lo legano i teneri ricordi di famiglia (il papà Luigi ospitato in Ticino nel '43 per sfuggire alla rappresaglia nazista).