Il Milan riscopre l'effetto Champions

Kucka e Niang stendono il Chievo, i rossoneri risalgono al 2° posto dopo sei anni

C'è da strabuzzare gli occhi. Il Milan, già il vituperato Milan, quello considerato scarso dai suoi stessi tifosi, è secondo in classifica insieme con la Roma, davanti a Napoli e Lazio, e sabato prossimo, a San Siro, può affrontare la Juve senza grandi complessi d'inferiorità. C'è da strabuzzare gli occhi perché è un parziale clamoroso ottenuto con il lavoro certosino di Montella, il riscatto di calciatori considerati brocchi e l'affacciarsi al grande palcoscenico di giovanotti dal futuro garantito. Il Milan prima si difende, con scrupolo e mestiere, poi trova un paio di missili che mettono sottosopra il mondo del Chievo alla sua prima sconfitta casalinga stagionale, la seconda dal gennaio scorso, da quando c'è Maran alla sua guida. E alla fine resiste, con una difesa finalmente registrata e concentrata, al ritorno di Birsa chiudendo con Bacca i conti di una sfida dominata nel secondo tempo con autorità. E qui è il caso di citare tra i tanti, anche Locatelli che invece di arrossire nel prendere il ruolo di Montolivo, conferma di essere un altro predestinato, al pari di Donnarumma.

Vestito da operaio, con l'aria sbarazzina di Locatelli che è il suo simbolo dopo l'infortunio toccato a Montolivo («È un ragazzo serio, non si emoziona, tutte le sere torna a casa», è il commento didascalico di Galliani), il Milan lascia, chissà se volentieri, al Chievo il compito di apparecchiare la sfida e di cercare l'ennesima impresa per inseguire il secondo posto al fianco della Roma. Scelta quest'ultima contro natura verrebbe da chiosare, ricordando il dna calcistico del Milan berlusconiano che riesce, almeno nella prima frazione, a combinare qualcosa di utile solo sul binario di destra occupato da Suso mentre i veronesi esercitano pressione fisica oltre che il governo del gioco, ma senza impegnare oltre misura Donnarumma. È una squadra disarmonica quella di Montella, che si scava una comoda trincea davanti a Romagnoli e Paletta, ma appena mette fuori il naso e guadagna campo, allora può scoprire i limiti del Chievo, il team più esperto del torneo, rappresentati dall'età dei suoi difensori in particolare e perciò dalla loro reattività se sottoposti a improvviso pressing.

Così può accadere che a cavallo dell'intervallo, tra la fine della prima e l'inizio della seconda frazione, il Milan si ritrovi davanti con due sigilli grazie a un paio di break efficaci. Il primo del volenteroso Lapadula consente a Kucka, da distanza notevole, di fulminare con un sinistro Sorrentino, il secondo di Bonaventura che permette a Niang di piegare i guanti dello stagionato portiere e sventolare la maglia di Montolivo per una dedica scontata. A quel punto il Chievo, invece di ricucire i brandelli prima di ripartire a testa bassa, corre il rischio di disunirsi e di aprire le porte a un feroce castigo dei milanisti che con Niang e Lapadula si procurano occasioni golose per mettere al sicuro il rotondo successo. Decisiva è l'opposizione di Sorrentino. Si schiera anche la curva rossonera con cori e bandieroni a favore di Franco Baresi (c'è solo un capitano), che vuole dire la sua sulla bandiera da portare in società. In realtà Baresi è già dipendente del club ma quei cori vogliono rappresentare una bocciatura indiretta di Paolo Maldini, mai amato in quello spicchio di stadio. Il talento balistico di Birsa, su punizione dal limite, è capace di riaprire la sfida e di spingere Montella ad allacciare le cinture di sicurezza con Poli e Sosa, due centrocampisti, al posto di Lapadula e Suso. L'ultimo squillo è di Bacca, appena arrivato, con deviazione di Dainelli e il Milan va a letto col secondo posto sotto il cuscino.