Milan, rosso(neri) di sangue: 50 anni fa la mattanza della Bombonera

Il 22 ottobre 1969, nello stadio del Boca Juniors, il Milan limitava i danni perdendo 2-1 con l'Estudiantes e vincendo così la Coppa Intercontinentale. Ma fu un massacro. E Combin, zigomo e naso fratturati, fu persino arrestato

"Picchiavano tutti, soprattutto me. Pensavo di morire". A parlare, 50 anni dopo la mattanza della Bombonera, lo stadio di Buenos Aires dove gioca il Boca Juniors, è Nestor Combin. Francese di origini argentine, oggi Combin è un tranquillo pensionato. Ma tra gli anni Sessanta e Settanta era uno degli attaccanti più forti della Serie A. Juventus, Varese, Torino e Milan, queste le squadre di cui Combin ha indossato la maglia. Indimenticabile l'esperienza rossonera. Più rossa che nera, a causa dei fiotti di sangue che i giocatori dell'Estudiantes, nella finale di ritorno della Coppa Intercontinentale 1969, gli fecero uscire a forza di calci e tackle. Ancora si ricorda il giorno, Combin: era il 22 ottobre. 50 anni dopo, il suo ricordo di quella giornata è ancora nitido nella sua mente. Un po' per le botte, tra cui un micidiale pugno del portiere avversario Poletti che gli fratturò naso e zigomo. Un po' per il pre e post-partita, tra "soldati con la mitraglietta che mi fissano", insulti, sputi e manette. Proprio così. Al termine della partita, vinta 2-1 dall'Estudiantes, Combin fu arrestato con l'accusa di non avere prestato il servizio di leva. In una parola, diserzione.

L'accusa delle cento pistole, nell'Argentina di allora. Come tirarlo fuori da quella situazione? A notte fonda il Milan, che non vedeva l'ora di tornare in Italia per dimenticare il massacro in campo favorito dalla compiacenza dell'arbitro cileno Massaro, si affidò alla diplomazia. Grazie anche all'intervento dell'ambasciatore italiano in Argentina, in qualche tempo arrivò a Buenos Aires la fotocopia del documento che dimostrava come Combin, ormai ridotto a una maschera di sangue, avesse fatto il servizio militare. A quel punto le autorità argentine lo rilasciarono: più morto che vivo, il simil-cadavere del giocatore fu trasportato a braccia sul velivolo in attesa di partire verso Milano. Subito dopo la partenza - ha ricordato una volta lo "scudiero" Giovanni Lodetti - la truppa rossonera si abbandonò a un gesto dell'ombrello collettivo. Troppo forte la voglia di dimenticare. A scendere dall'aereo, alla Malpensa, fu un manipolo di eroi di guerra, superstiti di una caccia all'uomo andata in scena su un campo di calcio. Non fu una partita, ma una mattanza. La mattanza della Bombonera.