Il Milan si gode l'Ibrahimovic in pace con se stesso

Nella prima avventura entrò subito in conflitto con l'ambiente, ora Zlatan è completamente diverso

Ha fatto rumore il suo primo gol coinciso con il primo successo milanista del 2020. Il rumore assordante dei tifosi nemici e quello provocato dal numero dei mi piace dei tanti sostenitori che l'hanno venerato quel giorno a Linate come la statua di Sant'Ambrogio.

Il commento di Ibra al ritorno da Cagliari è stato una specie di manifesto personale. Ha scritto il seguente post: «Io sono forte, insieme siamo più forti». Nella versione inglese ha posposto una consonante e invece di scrivere il corretto together è venuto fuori togheter. Il risultato, fin dalle prime ore del mattino, è stato stupefacente: 7000 retweet, 66 mila mi piace e un numero imprecisato di commenti. È la forza diabolica di Ibra. Del nuovo Ibra, bisogna aggiungere. Perché questa seconda edizione è clamorosamente diversa da quella seguita nel biennio 2010-2012. Allora entrò presto in conflitto con Ronaldinho (che ne patì la personalità chiedendo d'essere ceduto qualche mese dopo), litigò con sodali (l'americano Oneyewu) e avversari (il napoletano Aronica), con allenatori (Allegri dopo la sfida con l'Arsenal a Londra) e giornalisti (la collega Spadini di Sky Sport). Alla fine, infuriato per la cessione al Psg non richiesta, anzi sulle prime sgradita, tolse il saluto anche ad Adriano Galliani.

Questo è un Ibra pacificato con sé stesso, innanzitutto. Che è tornato nel calcio italiano consapevole di mettere piede in un altro Milan, più giovane, meno dotato, più fragile. Ha stupito, per esempio, il resoconto di Krunic che ha raccontato del colloquio con Ibra, tutto incentrato, sulle comuni radici bosniache. «Si è informato della mia famiglia, della vita in patria, della nostra nazionale» a testimonianza di una persona coinvolta non solo calcisticamente.

Fisicamente ha sorpreso tutti, resistendo a Cagliari 96 minuti dopo appena 10 giorni di allenamenti a Milanello che hanno colmato un ritardo nel ritmo partite di due mesi e passa. Il talento non è mai perso e la frase simbolica è stata la seguente: «Ho 38 anni ma il cervello è lo stesso di dieci anni fa». Persino con l'arbitro, è apparso meno spigoloso e più comprensivo dinanzi a qualche fischio non proprio azzeccato. Dal punto di vista tecnico, a dire il vero, la perla autentica della sua esibizione è stata il secondo gol, cancellato per fuorigioco. Quella palletta di Bennacer finita bassa a centro-area ha costretto lo svedese a una contorsione lanciandosi verso l'erba per riuscire nella deviazione di testa, imprendibile per Olsen. Nessun 18 enne, forse, sarebbe stato capace di un tale gesto.

Trovata la coppia (con Leao), ora il rischio è di sguarnire il reparto e di credere che Ibra possa coprire tutte le gare, coppa Italia compresa. Perciò il nodo, la presenza di Piatek, è da sciogliere. Perché anche l'interesse, documentato, per Politano non esclude il bisogno di un terzo attaccante da schierare dietro la nuova coppia. Fonti di casa Milan confermano che il polacco è cedibile a due condizioni: a titolo definitivo e a prezzo congruo (sopra i 30 milioni).