Gioiello di Morata. La Juventus in folle ma corre sempre

Gara prudente e senza grandi brividi. Il Palermo non disturba il manovratore. Allegri può pensare solo a Dortmund

Chissà quali indicazioni avrà tratto Allegri da questi ennesimi tre punti che vanno ad accumularsi fino a costruire un muro che divide l'attuale Juve dal resto della serie A.

Sensazione finale che non ce ne fosse uno con la casacca bagnata, quelle partite che si giocano in via precauzionale dove l'imperativo è evitare guai e infortuni. Il Palermo in questo è stato uno sparring partner d'eccezione, non ha mai calciato verso Buffon, quasi una sorta di rispetto. Allegri può aver tratto buone sensazioni solo dal rientro di Barzagli e una difesa a tre che consente a Lichtsteiner di schizzare all'improvviso nella metà campo avversaria. Morata ha confermato che non c'è corsa con Llorente, Tevez come al solito si è divertito, non ha segnato ma ha scorrazzato, a volte anche con palla al piede.

A più undici sulla Roma, Massimiliano Allegri a Palermo ha sperimentato. Andrea Barzagli dentro dal primo minuto dopo i quattro di lunedì con il Sassuolo, quasi un esordio, poi prima volta per Sturaro che fin qui aveva collezionato solo panchine e dentro anche De Ceglie rientrato alla base a dicembre e mai visto prima. Ma se qualcuno avesse chiesto spiegazioni, Allegri avrebbe risposto che non voleva neppure sentir pronunciare la parola Borussia. Fuori anche Evra e Vidal, al fianco di Tevez c'è Llorente. Ma non è neppure turn over, e se qualcuno avesse chiesto notizie ad Allegri si sarebbe sentito rispondere che se c'è gente stanca significa che si è allenata male, oppure, peggio, inadatta ad una squadra di livello. Detto ciò il primo tempo della Favorita si è chiuso con zero tiri in porta, sempre che non si giudichi tale un destro di Tevez da distanza siderale che Sorrentino sfrutta per scaldare il pubblico riuscendo a non trattenerlo, unica emozione. Gli statistici sono andati a verificare se ci fossero precedenti: per la Juventus uno, contro la Roma. Della pochezza si è accorto anche Allegri, fuori l'infortunato Sturaro, scontro del 22' con Rispoli, e dentro Vidal.

L'unico che regge il cartellone è Carlito Tevez, gira un po' ovunque, palla a lui e l'azione prende quota, niente di speciale ma almeno lui ci prova. Llorente non ha dato letteralmente notizie ma non se ne è preoccupato nessuno, anzi ignorato dai compagni e lui nascosto dietro alla sua ombra. Gara abbastanza annoiante, perfino Guida si è uniformato declinando la possibilità di ravvivarla. Un'entrata di Barreto su Lichtsteiner meritava il giallo e pochi minuti dopo era lo svizzero a sfruttare l'inerzia di Guida. Gran possesso palla Juve, ritmo lentissimo, gran confusione a centrocampo, ma di questo è complice anche il Palermo che alla vigilia Iachini aveva promesso spavaldo e sfrontato grazie alla tranquilla posizione in classifica. Se la Juventus non ha mai concluso o quasi, il Palermo è uscito dalla sua metà campo tre o quattro volte, Dybala un fantasmino che Maurizio Zamparini dice di cedere solo in cambio di 40 milioni. A mezz'ora dalla fine Allegri inserisce finalmente un uomo in più, esce Llorente che aveva costretto la Juve in dieci e dentro Morata che perlomeno ha ristabilito la parità numerica. E dopo sei minuti la capolista è passata in vantaggio proprio con il suo nove. Rete che ha inevitabilmente inchiodato alla sua pochezza Andjelkovic stordito dalla giravolta di Morata abile a trovarsi lo spazio per calciare di sinistro sul palo lontano di Sorrentino. Gran bel gol. A quel punto è sembrato di rivedere Juventus-Sassuolo di lunedì, stessa Juventus, medesima prodezza a sbloccare il risultato, l'altra volta Pogba, ieri Morata. Il quarto d'ora finale se lo concede il Palermo che tenta un forcing sterile e neppure troppo convinto ma in uno stadio mezzo bianconero c'era ugualmente tanta gente felice.

Commenti
Ritratto di Roberto53

Roberto53

Dom, 15/03/2015 - 10:21

A proposito dello stadio palermitano pieno di juventini: "Il tifoso juventino è apolide, de-localizzato, trapiantato, infiltrato, sempre ospite è mai padrone, non ha appartenenza, non ha città, si annida ovunque. Esso diventa tale per mancanza di legami alla sua terra, si lega alla squadra vincente, che diventa l'orfanotrofio dei senza palle. Il matrimonio con la squadra del cuore é indissolubile ma quello juventino é un matrimonio di interesse, per loro la vittoria non sarà mai goduta, vivendo da infiltrato non potrà mai gioire". Il post non è mio, ma di un anonimo commentatore di un'altra testata, ma vale per molti e non solo nello sport.

clamajo

Dom, 15/03/2015 - 11:46

@Roberto53...si rosica eh?...

stronzio

Dom, 15/03/2015 - 14:13

@Roberto53: vede, il problema più grande dell'umanità è che ci sono tante persone che pensano di essere più intelligenti degli altri (mentre ovviamente sono più stupidi) e quindi propongono spiegazioni idiote a fatti che hanno un'origine semplicissima. La disamina da lei riportata, aulica e profonda, è in effetti un'idiozia: molti bambini, appena capiscono di calcio, tendono a tifare o la squadra vincente di quel momento o quella che tifano i propri genitori. Ovvio che una squadra che resta vincente per lungo tempo avrà negli anni sempre più tifosi (senza andare a scomodare le miserie dell'animo umano). Esempi: mio cugino (piemontese) tifa cagliari perchè la prima cosa che ha visto erano i gol di GiggiRRiva... Io tifo Iuve perchè mio padre tifava Iuve. Conosco il figlio di un'ultrà dell'inter che tifa Iuve perchè la prima cosa che ha visto erano i gol di Del Piero.