Il mio duro corpo a corpo con la mai doma Caterham

È la pura essenza dell'auto sportiva, la diretta discendente della Lotus Seven. Un test di riflessi

di Nicola Ciniero*

Modena La Caterham 485 R oggetto della prova sulla pista di Modena è la diretta discendente della mitica Lotus Seven progettata da Colin Chapman nel 1957. La Lotus decise di smettere la produzione nel 1973 e i diritti di produzione passarono a Graham Nearn, fondatore della Caterham. Da allora continua a essere prodotta esattamente con la stessa filosofia: leggerezza maniacale (520 kg), essenziale in tutto, continui e costanti piccoli miglioramenti ad esclusivo appannaggio delle prestazioni pure.

Stiamo parlando pertanto della pura essenza di un'auto sportiva, very British. Questa versione è dotata di un motore Ford Duratec 4 cilindri, 240 cv a 8.500 giri accoppiato a un cambio con 6 marce. Freni a disco ventilati a 4 pompanti sull'anteriore, sospensioni anteriori a trapezi oscillanti con molla e ammortizzatore esterni, sul posteriore ponte De Dion semi indipendente a bracci radiali. That's it!

Borghi Automobili di Milano, importatore esclusivo della Caterham, mi invita per una prova in pista. Salgo in macchina, regolazione della pedaliera, allaccio le cinture, provo il cortissimo leveraggio del cambio, bottone di accensione e vengo letteralmente invaso da un frastuono che comunque rimane nei limiti della decenza. Parto, scaldo il motore e le gomme, sono letteralmente schiacciato sul sedile per la immensa quantità di aria che ricevo sul casco e sul torace. Prima curva a destra e capisco subito che sarà una prova fisica. Il posteriore parte immediatamente, il muso chiude la curva, controsterzo rapidissimo e accelero.

Il primo giro è una vera corrida. La 485 ha una reattività incredibile, si guida quasi come un kart, ma con prestazioni davvero esaltanti come se fosse una moto. Si anticipa la curva rispetto alla normale traiettoria, la direzionalità è incredibile e si controlla l'uscita in controsterzo telegrafando col gas o in progressione riallineando lo sterzo. Peccato che le curve arrivino in modo velocissimo, i freni si pestano poco, gli Avon ZZR una volta in temperatura sono eccellenti. Capisco che devo iniziare a guardare la traiettoria di una o due curve avanti, mi ritrovo spesso aggrappato al volante per via dell'accelerazione laterale, praticamente faccio letteralmente danzare la vettura con gas e sterzo, pura libidine.

Curva a destra in uscita sul rettilineo, vedo l'uscita e mi dimentico dello spaventoso rapporto peso potenza di questa auto che ha 60 anni. Doppio testacoda, ma schiaccio la frizione e il motore non si spegne. Ok, lezione imparata.

Infilo 6 giri di pista e mi fermo per alcune regolazioni. Mi rendo conto che in realtà non ho guidato, ma ho fatto un duro corpo a corpo con la vettura. Io la frustavo e lei mi voleva disarcionare. Mi sono divertito un mondo e solo in rettilineo vedevo l'asfalto con gli occhi diritti e non è un modo di dire. È stato un test di riflessi, reattività, fisicità e susseguirsi di eventi velocissimi. Mi dico: uno però in gara non può guidare con questo ritmo from start to finish. Fatte le regolazioni riparto.

Uso lo sterzo con le mani di un chirurgo, forse è la parte più importante di questa auto. Utilizzo il motore sempre a regime di coppia, sui 6.000 giri, magari sacrificando una marcia e il sibilo dei cilindri, sfrutto al massimo l'accelerazione del motore in modo molto progressivo. I tempi sul giro si abbassano da subito, la guida è più fluida e il piacere di guida dura più a lungo. Il tutto senza rinunciare alla spettacolarità di guida e al piacere assoluto. Ecco, il segreto della guida della Caterham è questo: capisci intrinsecamente i suoi punti di forza, che spesso non sono quelli delle supercar di oggi, dimentica l'elettronica e abituati a vedere il mondo e la pista di traverso.

Il divertimento è assicurato e le prestazione fanno rabbrividire auto che costano tre volte tanto.

Certo, non è una vettura da tutti i giorni, forse neppure la seconda auto, la terza direi, ma la soddisfazione fisica e i crono che sa regalare hanno davvero pochi rivali soprattutto se si pensa che con la matita sul tecnigrafo è stata progettata da Colin Chapman, the Genius!

*Vicepresidente di BePooler