Montella non si fida "di quei complimenti"

Vincenzo sugli applausi ricevuti dai rivali: «Occhio, vogliono soprattutto distrarci»

Milanello I numeri, nel calcio, hanno una grande forza. E i numeri raccontano che da troppo tempo a questa parte il Milan patisce lo strapotere della Juve oltre che i suoi 5 scudetti consecutivi. «Da quattro anni non li battiamo» è il ricordo statistico di Adriano Galliani, una sorta di solenne invito a ribellarsi alla dittatura juventina, almeno nelle sfide di San Siro dove l'ultimo eversore fu proprio Max Allegri, il vituperato Allegri, malvisto dal popolo dei tifosi rossoneri in particolare e solo oggi riqualificato agli occhi dei meno evoluti. «Noi stiamo in un buon periodo, 13 punti nelle ultime 5 partite, ma la Juve resta stra-favorita» il codicillo dell'ad rossonero che ha qualche notizia in codice da offrire a proposito del gioiello della casa, Gigio Donnarumma. «È minorenne e perciò ha il contratto fino al 2018 ma confido che appena maggiorenne prolungherà» è la frase di Galliani che, aggiunta a quella di Raiola («con Donnarumma vedremo che intenzioni hanno i cinesi»), vuol dire molto sul futuro immediato del dirigente berlusconiano (gli troveranno un ruolo per non disperdere la sua esperienza in materia) e anche del portierone bambino. Il quale Donnarumma non nasconde progetti da capitano del Milan che verrà lasciando al suo procuratore il compito di garantirgli uno stipendio (attualmente guadagna 250mila euro) adeguato al proprio rango. Più didascalico invece, da parte dello stesso Galliani, il ricordo di quella famosa sfida del 2012, lo scudetto svanito col gol non visto di Muntari: «Ho ancora quel rimpianto» la frase che non ha bisogno di essere decrittata. Tra i rimpianti, forse anche rimorsi inconfessabili, c'è pure il mancato scambio Pato al Psg e Tevez in rossonero che cambiò la storia più recente del calcio italiano e della sfida Milan-Juve.

I numeri, nel calcio, hanno una grande forza così come i complimenti. Se sono troppi e ripetuti, come accaduto negli ultimi giorni, da Buffon a Marotta, possono provocare allergia in Vincenzo Montella che da buon napoletano è un esperto in materia. «A leggere i giornali di questi ultimi giorni io sono diventato alto e con gli occhi azzurri. No, non mi fido, questi ci vogliono distrarre» è il suo allarme lanciato a tutto il Milan che deve affrontare la Juve, per la prima volta negli ultimi anni, senza avvertire la distanza siderale dalla prima della classe registrata in passato. «Per me è più importante la sfida col Genoa per capire a che punto saremo» così Montella prova a rovesciare il tavolo, a spazzare via ogni pressione eccessiva e questo clima colmo di zucchero filato che sembra fatto apposta per ubriacare gli acerbi ragazzini di Milanello rimasti senza il conforto di qualche antico guerriero come Zapata e Montolivo e perciò destinati a misurare la distanza dalla Juve non in classifica ma in tempo.

Quanto tempo impiegheranno per tornare il caro, vecchio, storico, vincente Milan di una volta? Allegri e la sua Juve «imbattibile, pronta per vincere la Champions league, dotata di un organico stratosferico» sono in grado di fornire una risposta attendibile a leggere le definizioni studiate dal tecnico napoletano che stasera può tagliare il traguardo delle 200 panchine. «Tre sono le qualità richieste per una sfida del genere: umiltà, sicurezza e coraggio. Se faremo tutto al meglio avremo qualche chance» è l'avvertenza di Vincenzo che ha già un dato di cui andare fiero («finora nessuno ci ha messo sotto sul piano del gioco e dell'organizzazione»), sbandierato appena in tempo prima di dare un'occhiata allo stadio. Garantito il primo esaurito della stagione, quasi 80mila spettatori, incasso da 3 milioni 550mila euro, il record assoluto in campionato per il club rossonero.