Morto Anzolin, portiere elegante e uomo educato

di Tony Damascelli

Si può vincere, con un gol di Sivori, al Chamartin di Madrid contro il Real di Puskas, Gento e Di Stefano e rischiare la retrocessione, finendo quintultimi in campionato. Capitò a Roberto Anzolin che ha lasciato questa vita all'età di settantanove anni. Un portiere essenziale ed elegante, soprattutto un uomo educato, dava del lei ai suoi compagni di squadra più illustri, Charles e Sivori, un veneto di Valdagno dalle rare parole, passato dal mitico Marzotto al Palermo e quindi, nel '61 a una Juventus sbandata e presa in mano da Umberto Agnelli. Sei anni dopo sarebbe arrivato lo scudetto, all'ultima giornata, l'Inter battuta a Mantova, la Juventus vincitrice sulla Lazio. Anzolin venne celebrato miglior portiere. L'anno prima, nel mondiale inglese, fu convocato da Fabbri al posto di Negri, infortunato. Anzolin si rifiutò di rispondere, non gli garbava il modo, venne convinto ad accettare, osservò da turista all'evento coreano, mai volle raccontare quello che accadde prima, durante e dopo. Di lui si ricordano le parate mai plateali, nessun tuffo da spiaggia ma il parabile e basta. E poi la maglia con il collo a V, bianca o quella nera, a girocollo, secondo usi dell'epoca prima che il technicolor imponesse il carnevale contemporaneo. Se ne è andato nel silenzio, come nel silenzio aveva proseguito la sua carriera, giocando fino a 42 anni. Tra i pali del Casale parò di tutto alla Juventus in amichevole, Trapattoni gli domandò perché mai avesse lasciato Torino. Lo aveva liquidato Allodi, spedendolo a Vicenza, Anzolin evitò il dottor Farina con il quale condivideva soltanto l'accento, non lo stile di vita. Ogni tanto qualche figurina lo riportava alla memoria.