Nadal, 19° Slam Provarci sempre è la sola legge dei fuoriclasse

Esistono momenti in cui la differenza tra un grande campione e un fuoriclasse diventa lo spazio di un lampo. Facile prendere una via diversa, eppure ci sono personaggi nello sport che non perdono mai la strada, quando si sceglie di vivere nella propria grandezza. Perché i grandi campioni passano, i fuoriclasse invece sono quelli che non hanno dubbi da quale parte stare: quella del proprio talento. Prendete Lewis Hamilton: era chiaro a tutti, ed anche a lui, che domenica a Monza fosse impossibile passare il supermotore della Ferrari di Leclerc. E in fondo alla sua Mercedes poteva bastare un secondo posto: il mondiale è a un passo, a volte bisogna sapersi accontentare. E invece no: non per uno come Hamilton. Che ha provato e riprovato l'impossibile, sapendo che alla fine le sue gomme non avrebbero retto. Era la differenza tra stare buono a incassare i suoi 18 punti e rischiare di buttare via tutto. Ovviamente ha scelto il rischio, che lo ha portato poi a un errore e a finire terzo. Ma ad essere primo nella sua scala di valori sportiva. D'altronde «la differenza tra il campione e il fuoriclasse è la capacità di rimanere focalizzati sull'obiettivo e raggiungerlo sempre», come ha detto Gregorio Paltrinieri, uno che in vasca trova sempre la retta via per la gloria. E allora pensate a Rafa Nadal, l'altra notte: sopra di due set aveva finito le energie, nella finale degli UsOpen contro Medvedev. L'altro gli era tornato sopra e Rafa, 33 anni contro 23, poteva anche smettere di lottare, nessuno avrebbe scommesso più su di lui all'inizio del quinto set. E invece. I fuoriclasse sono così: non lasciano spazio al dubbio di averci provato, neanche dopo aver vinto 18 Slam, in fondo per l'altro era l'occasione della vita, per lui una come tante altre. Medvedev alla fine battuto e sconsolato, ha spiegato che a uno come Rafa, come Djokovic e come Federer «è impossibile in certe situazioni vincere anche solo un set, figuriamoci una partita». E Nadal ha svelato il suo segreto, semplice: «Certo che mi farà piacere raggiungere Federer a 20 titoli, ma non è per questo che gioco con questo impegno. È perché mi diverto». Rafa, al suo quarto successo a New York, alla fine ha pianto, perché i fuoriclasse hanno anche un cuore. Anzi: hanno soprattutto quello.