Napoli, ora è Ancelotti a ordinare il ritiro

Qualcuno storce il naso, ma da domani tutti in clausura per uscire dalla crisi

Napoli Altro che svolta. Liverpool era sembrata la medicina giusta ma oggi siamo all'encefalogramma piatto. La maledetta sera del post Salisburgo ha innescato la reazione a catena che non ti aspetti: i Masaniello dopo ventotto giorni si sono trasformati in pecorelle. Il ritiro forzato aveva suggerito l'ammutinamento, adesso è un atto dovuto, una necessità, un autoconvincimento. Si arrivò quasi alle mani addosso, Insigne e compagni respinsero con sdegno la proposta di isolarsi qualche giorno in hotel per ritrovare serenità e concentrazione. Ieri solo qualcuno ha storto il muso di fronte all'ordine impartito da Ancelotti, anzi la proposta era partita da altri azzurri subito dopo il crollo con il Bologna: da domani e fino a sabato il Napoli va in clausura. Cosi ha deciso Ancelotti, ora comanda lui.

Don Aurelio ha lasciato fare, alla lunga i fatti gli stanno dando ragione. I numeri sono impietosi: bisogna risalire a dieci anni fa, con Reja in panchina, per scovare il Napoli a metà classifica e con 20 punti dopo quattordici giornate. Distante otto punti dalla zona Champions e otto punti dalla zona salvezza: mediocrità assoluta. Squadra senza motivazioni, senza gioco, senza attributi e senza fase difensiva: si era intuito che il ciclo volgeva al termine ma fino al mese scorso era inimmaginabile uno sfascio del genere. È un tutti contro tutti, ognuno va per la sua strada: il club si è attestato sulla linea dura concedendo timide aperture, la squadra nei fatti dimostra di non seguire più l'allenatore in campo e fuori, Carletto scarica parte delle colpe sul gruppo, non proprio il manifesto ideale dello spogliatoio compatto che vuol remare nella stessa direzione.

È un Napoli perso, pericolosamente alla deriva, alla ricerca disperata di qualcosa o qualcuno che possa rimetterlo in piedi. Chiudersi in albergo, parlarsi, confrontarsi, anche litigare purchè se ne venga fuori con orgoglio, motivati e forti almeno quanto prima: è questa l'unica soluzione ideata da Ancelotti per salvare il salvabile. Sabato l'Udinese e, soprattutto, martedì il Genk per centrare gli ottavi di Champions, unico obiettivo rimasto, panchina compresa ovviamente perchè il tecnico rischia più di tutti e lo sa bene. Il silenzio di De Laurentiis si spiega con le ultime righe del comunicato post Salisburgo, quando conferì pieni poteri ad Ancelotti sui ritiri. Otto giorni fino al Genk da vivere sulla prua di un barcone che fa acqua, scrutando con il binocolo un'isola che non c'è più. Ora più che mai sono cavoli di Carletto.