Napoli, tutti contro tutti "Ancelotti pensi ai ritiri, noi alle azioni legali..."

Duro comunicato del club che «scarica» il tecnico e prepara carte bollate per Insigne, Mertens & Co

Napoli Corsi e ricorsi storici. Volano gli stracci in casa Napoli e il pensiero non può che correre all'indietro, roba di 31 anni fa. È lo stesso ventre del San Paolo a partorire il primo caso di ammutinamento nel calcio, ricordate? Identica location dove è partita la rivoluzione dell'altra sera. Era l'88, a due giornate dalla fine uno scudetto già vinto prese la strada della Milano rossonera. La squadra da tempo non sopportava l'allenatore Bianchi, e gli si rivoltò contro ma in pratica era un atto di sfida verso il club che appoggiava il tecnico che l'anno precedente aveva conquistato il primo scudetto della storia.

Oggi non è in gioco il tricolore e questo è l'aspetto più preoccupante. La stagione è appena iniziata, affiorano evidenti segnali di rottura: come intende il Napoli procedere per i prossimi 7 mesi? Portando avanti ancora la guerra civile? Cambiando l'allenatore? Mettendo altre toppe per reggere l'impossibile? Lo strappo dopo la partita con il Salisburgo si è completato ieri: la squadra da una parte che continua a fare di testa sua, quindi niente ritiro. Dall'altra il club che replica con un comunicato breve ma durissimo: «Con riferimento ai comportamenti posti in essere dai calciatori, si procederà a tutelare i propri diritti economici, patrimoniali, di immagine e disciplinari in ogni sede competente. Si affida inoltre la responsabilità decisionale in ordine alla effettuazione di giornate di ritiro da parte della prima squadra all'allenatore della stessa Ancelotti. Si comunica infine di aver determinato il silenzio stampa fino a data da definire».

La nota affronta due tematiche essenziali. La prima: la ribellione non passerà impunita. È stata veemente nel dopo gara, con improvvisati Masaniello (Allan, Insigne, Mertens, Koulibaly e Callejon) che hanno affrontato il figlio del presidente: «Dì a tuo padre che torniamo a casa nostra» perché sarebbe venuta meno una mezza promessa di annullare il ritiro in caso di buona prestazione contro gli austriaci. E ha provocato danni patrimoniali e d'immagine, ecco perché verranno messe le mani in tasca ai calciatori che dovranno pagare multe salatissime o forse vedersi ridotto l'ingaggio fino al 5%. Gli esperti, ovvero i legali, sostengono che la squadra ha torto marcio: non trattandosi di ritiro punitivo, avrebbe dovuto onorare l'impegno. La seconda tematica si concentra sull'aspetto tecnico. Non potendo obbligare fisicamente i calciatori al ritiro (ieri hanno lasciato il centro sportivo dopo l'allenamento mattutino), il club da questo momento scarica tutto su Ancelotti, perché adesso sarà lui a rispondere dei comportamenti interni. Insigne e compagni stasera torneranno in ritiro? Lo faranno domani alla vigilia del Genoa? Più di una patata bollente nelle mani dell'allenatore: contestare il ritiro al presidente e incassare la fiducia dei calciatori, gli è costato l'effetto del boomerang. Nell'intreccio di questo tutti contro tutti, è difficile scorgere l'orizzonte: delusioni, frustrazioni e incomprensioni sopportate per oltre un anno si stanno trasformando in lotte intestine. Tra squadra e proprietà c'è stato sempre poco feeling e quel che è peggio è che il collante, cioè Ancelotti, rischia di trasformarsi in detonatore. Perché al prossimo fiasco sarà lui a rimetterci. E non si tratterà di multe. Adesso sono cavoli di Carletto.