Nel festival di frane e cadute dalla roulette esce Demare

Aurelia ostruita, la corsa prende persino l'autostrada. E il francese trionfa approfittando dell'ultimo incidente. Poche chance per gli italiani, ma i veri sconfitti sono i big stranieri

Torino - La corsa più indecifrabile, incerta e aperta di tutte, diventa anche la più instabile. La Sanremo numero 107 la ricorderemo non solo per la vittoria del francese Demare, ma per la frana di Arenzano, che ha costretto Mauro Vegni direttore del Giro - a fare la cosa giusta al momento giusto. In pratica fa esattamente quello che fa Demare: coglie l'attimo. Davanti ha due strade: o fermare la corsa o avere il via libera per farla transitare per un breve tratto in autostrada. Tempo da perdere non ce n'è: bisogna trovare al volo la soluzione.

Telefonate serrate e si arriva in un amen a prendere la decisione giusta: la corsa baypassa la frana passando dall'autostrada. Ma questa edizione della Sanremo, resterà nella memoria collettiva anche per le tante, troppe cadute dei corridori: dall'inizio alla fine.Ma andiamo per ordine e tornando alla frana, avvenuta ieri mattina attorno alle 10,30, in località Pizzo: il bilancio poteva essere molto più grave. Coivolte tre auto e due passanti (una donna è in condizioni gravi), a due passi dal mare. «Poteva andare molto peggio - spiegano al comando della polizia municipale di Arenzano - perché nonostante i divieti di solito di sabato e domenica quel tratto di Aurelia è presa di assalto dai camperisti».Va molto meglio alla corsa, che non si ferma, che procede, che trova il modo per aggirare la frana, passando per un tratto di 9 km sull'autostrada. Ma in questa Sanremo dove franano pietre, franano anche i corridori. Cadute a raffica, fino alla fine, fino al traguardo. Ed è proprio una caduta nel finale che rimescola irrimediabilmente le carte, con uno sprint tanto palpitante quanto sconclusionato.

Vince il giovane transalpino Arnaud Demare, che non ruba assolutamente nulla. Già campione del mondo under 23 a Copenaghen e argento nella categoria juniores, il francesino ha la capacità, ma anche la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, quando alle sue spalle succede davvero di tutto. Va per le terre il giovane colombiano Gaviria, cade la catena a Bouhanni e Demare coglie l'attimo, incredulo e stranito come pochi. Davanti a lui un'autostrada, che porta il suo sogno ciclistico oltre i confini, 21 anni dopo il successo di Laurent Jalabert, nella vicina Francia. «Non riesco ancora a capacitarmi di quello che sono riuscito a fare racconta il transalpino -: questa corsa per me era un sogno. Oggi l'ho realizzato e non mi pare ancora vero. Se mi piace il vostro Paese? Molto, tanto è vero che non farò il Tour, ma verrò al Giro», dice il francese che si lascia alle spalle il britannico Ben Swift e il belga Jurgen Roelandts. Poi un altro francese, Bouhanni. A seguire, Van Avermaet, Kristoff e Haussler. Ottavo posto per il nostro Filippo Pozzato, primo degli italiani davanti a Colbrelli e Trentin. Raccogliamo poco, ma poche erano anche le nostre ambizioni, fin dalla vigilia. Se c'è chi questa Sanremo l'ha persa non siamo certamente noi italiani.