Nibali attacca, Froome tiene. Ci perde soltanto Contador

Lo spagnolo, tradito da una caduta, cede più di 2' nel primo tappone alpino. Van Garderen si ritira

Pra LoupNon ha voluto rischiare l'osso del collo, perché di terreno per cercare di fare ancora "male" ce n'è, anche se quei tre là, per il momento, sembrano fare un'altra corsa. Vincenzo Nibali la prende bene e pensa positivo: sente di avere gambe piene e mente sgombra, ma in ogni caso lascia a Froome e Quintana ancora 15", mentre a Valverde ne concede 7. Poca cosa, soprattutto perché persi proprio nel rush finale, quando il colombiano, dopo averci provato un paio di volte, in pratica tenta una volata lunga che produce poco più di niente, visto e considerato che la maglia gialla gli resta appiccicato, come nelle due precedenti occasioni, con relativa facilità.

«Non pensavo che Quintana e Valverde mi avrebbero attaccato anche da lontano, ma io e i miei compagni siamo stati bravi a rispondere colpo su colpo», dice la maglia gialla dopo l'arrivo. C'è poco da fare, contro questo Froome. Comunque la si giri, comunque la si legga, lui è di gran lunga una spanna sopra a tutti. Il più forte nel vento del Nord, sul pavé della Roubaix, il più forte sui Pirenei e ieri, in questo primo atto di quattro tappe, ha risposto colpo su colpo a tutti anche sulle Alpi: in discesa a Nibali e in salita a Quintana.

«Stavo molto bene - ha spiegato il campione d'Italia -. La discesa? Le curve erano pericolose e l'asfalto tutt'altro che buono, perciò ho deciso di non forzare troppo. Non posso rischiare l'osso del collo ogni volta, uno sbaglio può costare caro, va bene così... Sono stato coi primi e ho avuto buone sensazioni».

La tappa finisce al 29enne tedesco Simon Geschke, che costruisce la sua impresa a circa 50 km dall'arrivo. Geschke scatta dal gruppo di testa subito dopo il traguardo volante di Beauvezer. Vince davanti ai ritrovati Andrew Talansky e Rigoberto Uran e va a cogliere la prima grande vittoria di tappa della carriera in un grande giro.

Ma la battaglia, quella vera, è quella che scoppia alle sue spalle. È il ritrovato Michele Scarponi, guarito da gastroenterite e da un problema molto fastidioso al soprassella, a scatenare la "bagarre" sulla salita del col d'Allos, e grazie al suo "forcing" fa selezione. In discesa con un gruppetto composto da Froome, Quintana, Valverde e Nibali a finire in terra è Alberto Contador, che picchia la gamba sinistra e perde 2'17". Nibali, Froome, Quintana e Valverde salgono regolari fino all'ultimo chilometro dal traguardo di Pra Loup quando il colombiano della Movistar - dopo averci provato un paio di volte in precedenza ma con scarsi risultati - parte deciso ma il capitano Sky non lo perde di vista.

Chi se ne va, con le lacrime agli occhi e il morale sotto i pedali, è l'americano Tejay Van Garderen che, prima di abbandonare, era terzo nella generale. Lo statunitense, colpito da un attacco influenzale è rimasto indietro fin dall'inizio della tappa. A circa 70 km dall'arrivo è sceso dalla bicicletta e in lacrime è salito sull'ammiraglia. Ha abbandonato il Tour anche il campione del mondo Michal Kwiatkowski.

«Mi spiace molto per Tejey - ha detto Froome -: quest'anno poteva ambire al podio. Se sono preoccupato per domani (oggi per chi legge, ndr)? No, perché sto bene, anche se so che i miei rivali prenderanno dei rischi, ad incominciare da Contador, che ora è molto più indietro». Il pericolo è che i Movistar - con Quintana e Valverde - diventino di fatto i primi alleati della maglia gialla. Di Alpi da scalare - oggi sette gran premi della montagna e il col du Glandon a risplendere - ce ne sono ancora tante, ma potrebbero semplicemente ribadire che Froome è imbattibile. E il timore che quei due corrano per il piazzamento c'è, eccome.