Nibali ha voglia e forza. Ma non ha la squadra

Polvere. Solo tanta polvere. Sul viso, sul corpo e anche nell'anima. Sulle mani callose di Vincenzo Nibali solo tanta polvere e niente di più, dopo aver lottato come un gladiatore, aver provato fino alla fine a fiaccare le ambizioni dei suoi diretti avversari, ma il tempo non gli ha dato una mano.

Il tempo. Il tempo ieri era buono, e quando le strade della Roubaix sono asciutte, diventano inevitabilmente più dolci, più governabili e meno bizzarre. Un anno fa pioggia, vento e gelo. La pioggia che rende il pavé viscido e la terra che diventa fango e melma. Per restare in piedi bisogna essere autentici equilibristi, abili trapezisti capaci di volteggiare su quelle superfici con potenza e leggerezza. Bisogna saper evitare le pozze d'acqua, che spesso nascondono buche maligne, per fare questo bisogna avere mestiere e lucidità. Tutto questo però un anno fa, con la pioggia. Ieri, con l'asciutto, tutto è diventato più facile e per Nibali maledettamente difficile. «Tappa stressante, ci ho provato in tutti i modi, ma non c'è stato niente da fare», ha detto il siciliano dopo il traguardo.

Nibali si consola con il premio della combattività, che quest'oggi mostrerà spillandosi sulla schiena il numero dorsale di color rosso. Il siciliano, che ha avuto a lungo al proprio fianco Fuglsang, è stato certamente il più aggressivo sulle pietre. "Prova la febbre" agli avversari nel settore di pavé numero 5 (a 40,5 km dall'arrivo) insieme al compagno di squadra Boom, che poi sarà messo fuori gioco da una foratura. Si ripete nel settore 3, prendendo anche qualche rischio di troppo in un tentativo di sorpasso ai danni di Tony Gallopin. Ma non c'è nulla da fare, Nairo Quintana, Chris Froome (che a quattro chilometri dall'arrivo sfodera e addenta un panino) e Alberto Contador si difendono egregiamente.

La tappa alla fine va a Tony Martin, che si aggiudica la quarta frazione (la Seraing-Cambrai, 223,5 km), la più lunga della Boucle, grazie ad una bellissima stoccata da autentico "finisseur" sferrata a poco più di tre chilometri dal traguardo. Secondo si piazza John Degenkolb, terzo Peter Sagan. Per il "Panzerwagen", questo il nomignolo del corridore teutonico, si tratta del quinto successo di tappa al Tour ma è la prima volta che si veste di giallo dopo che lunedì l'aveva perso un secondo.