"Il no al Genoa, il mobbing e il sogno: la mia Samp"

Il portiere 36enne ha rincorso per una vita l'esordio fra i pali della sua squadra del cuore

Prendete un bambino che corre dietro a un pallone in un qualsiasi paese d'Italia. Chiedetegli quale sia il suo sogno. Quasi sicuramente dirà: "Giocare in serie A". E probabilmente aggiungerà di volerlo fare nella squadra per cui fa il tifo. Christian Puggioni ce l'ha fatta. A 35 anni, dopo tanto girovagare e dopo problemi e carte bollate col Chievo Verona. Dai campetti polverosi di periferia, all'esordio nella sua squadra del cuore, nello stadio dove andava in gradinata a fare il tifo, nella partita più attesa e sentita, il derby contro il Genoa. "Capita che si abbia la fortuna di chiudere il cerchio", si schermisce. Ma nella sua carriera più che la fortuna hanno inciso determinazione e passione.

Quel derby, da titolare, dopo un anno e mezzo in panchina. Una favola.

"Ne ho giocati tanti in carriera ma giocare il derby della tua città è qualcosa di diverso. È quello che si sogna quando si inizia a giocare a calcio".

Come si vive la vigilia? Tensione? Paura? Gioia?

"In città tutti cercavano di caricarmi, di parlarmi, di toccarmi. È bello ma rischioso. Racconto un aneddoto. Il giorno prima della partita io e Palombo, il capitano, abbiamo chiesto al mister di annullare il ritiro e di stare a casa con le nostre famiglie. Lui ha accettato, siamo arrivati al campo sereni e concentrati. E abbiamo vinto".

Cosa ha provato entrando in campo e guardando la sua gradinata, quella dove andava a fare il tifo?

"Ho alzato gli occhi, ho guardato la gradinata blucerchiata poi ho voltato lo sguardo e sono ritornato freddo e attento a quello che dovevo fare, senza pensare al tifo".

Si dice che nel calcio nessuno è profeta in patria... È così difficile?

"Giocare nella squadra del proprio cuore è molto impegnativo perché hai più responsabilità. Tutti si aspettano grandi cose perché porti i colori nel cuore. La chiave di lettura è la professionalità. Da quando sono a Genova sono uscito fuori a cena solo una volta...".

Ha realizzato il suo sogno?

"Sono un po' contrario a questo termine. Posso dire di essermi tolto delle grandi soddisfazioni. Ma non mi sento arrivato, altrimenti smetterei".

La sua carriera non è stata semplice.

"Forse fossi stato diverso avrei avuto più occasioni. Ma quando un calciatore smette rimane l'uomo e l'uomo vive anche di principi e coerenza con le proprie idee".

Che porta a rifiutare il trasferimento al Genoa per questioni di cuore e a finire fuori squadra.

"Questo mi ha portato ad andare contro ad una società (il Chievo Verona, ndr) e a denunciare il mio datore di lavoro che mi ha fatto vivere un anno da esiliato. Ma alla fine un collegio arbitrale mi ha dato ragione, ho difeso le mie idee".

E come "premio", la chiamata della sua Sampdoria.

"C'è stata questa possibilità e ho accettato di percepire meno della metà di quanto guadagnavo pur di accettarla".

Si parla di Puggioni e si parla di favola. Ma cosa direbbe a un bambino che gioca in un campo di periferia come ha fatto lei?

"Vedo mio figlio a casa che si traveste e mette le magliettine... Un giorno è Ronaldo, un altro Messi. Io gli dico Ma lascia perdere, prendi il pallone, gioca e divertiti!".

Si può ancora fare?

"Chi lo fa trova il Santo Graal. La chiave per arrivare ad alti livelli non è la scarpa alla moda o il completino ma la passione".

Ok, le crediamo. Ma se domani la chiama il Real Madrid e le offre una barca di soldi? Resta alla Samp?

"Ma perché? (e con tono impaurito) La Samp deve vendermi?".

Commenti
Ritratto di milan1899

milan1899

Gio, 19/01/2017 - 09:50

beato chi ti crede......non esistono + le bandiere amico Puggioni....andate solo dove tira il vil denaro.....

Trinky

Gio, 19/01/2017 - 12:03

però i soldi che ti davano al chievo non erano colorati come la maglia dei ciclisti sampdoriani......

Ritratto di combirio

combirio

Gio, 19/01/2017 - 16:40

Puggioni, Non farci caso al commento quì sopra, un po' avvelenato di qualche Genoano per i 4 gooal rimediati con la Lazio, hanno ancora l' amaro in bocca, giusto per scherzarci su. Comunque rimango dell' idea che il Calcio come sport più bello lo sarebbe ancora di più se inserissero la moviola in campo e non esistesse il calcio mercato di Gennaio. In Bocca al Lupo!