Non basta una maglia verdeoro per essere campioni

Questa di Scolari è una squadra in controtendenza: senza qualità

La tesi di Johan Cruyff è diventata certezza: «La Germania gioca il miglior calcio». L'aveva detto prima di Brasile-Germania, lo ha confermato dopo con evidenti argomenti. Il Brasile ha avvalorato l'idea, non poteva certo smentirla. La sorpresa sta nel numero dei gol subiti dalla Seleçao, non tanto nel risultato di una semifinale che solo le ingiustizie del calcio potevano volgere in altro verso. Invece, stavolta, il calcio ha voluto bene a se stesso, agli spettatori ed anche al Brasile invitandolo a cambiare marcia. Non è un caso se negli ultimi due mondiali è uscito ai quarti, pur con giocatori di valore.

Sfogliando l'album delle figurine brasiliane è difficile trovare un gruppo più povero tecnicamente e meno invitante in attacco. Neymar ha valore assoluto, ma Fred e Jo trovano controfigure anche nei nostri campionati minori. Sembrava una squadra sostanziosa in difesa grazie a Thiago Silva, unico nel valore assoluto insieme a Neymar. Ma tanti altri potevano starsene in vacanza. E che dire dei centrocampisti? Senza qualità e nemmeno personalità. Al massimo un po' di forza fisica. Non basta una maglia verdeoro per tradurti in campione. Poi certo David Luiz ha un bel curriculum nelle squadre di club, Luiz Gustavo si è forgiato in Germania, Dante è un pilone difensivo della squadra di Guardiola, Dani Alves ha navigato nel Barcellona. Ma il tirar di conto parla di alcuni scarti del grande calcio, tante riserve, qualche titolare in campionati che contano meno.

Questo era un Brasile in controtendenza su tutto. Altre volte ha saputo rigenerarsi: nel 1994 vinse il titolo pur con una squadra definita la peggiore (dopo questa ormai) fra quante hanno scritto la storia. Ma non gli andava tanto male, guardando all'oggi: in attacco Romario, Bebeto, e un giovane Ronaldo in panchina, in difesa Marcio Santos e Aldair, poco meno rispetto a Thiago Silva e David Luiz, poi Dunga, Mazinho, Mauro Silva, Leonardo, Rai. In panchina Luis Alberto Parreira che, guarda caso, stavolta lavorava con Felipao Scolari. Ovvero, stiamo parlando degli ultimi due ct con cui il Brasile ha vinto un titolo. Scolari, nel 2002, aveva Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho, Cafu, Roberto Carlos, Lucio, Roque Junior, Edmilson, Kleberson e Kakà come riserva. Bastano i nomi per marcare la differenza. Facile trarre una conclusione: con squadre decenti hanno vinto. Anche se il Brasile 1982, una delle più belle squadre del secolo, finì ugualmente male. E quella fu un'ingiustizia del pallone. Per fortuna nostra.