Non solo Carapaz e Nibali. Piace l'Italia che attacca

Che tricolore: i 6 giorni rosa di Conti e 5 tappe vinte I flop: le non-volate di Viviani e l'attesa di Formolo

Dopo tre settimane vissute intensamente, è il momento di tirare le somme. Bel Giro (voto 7), su questo non si discute, ma qualcosa è mancato. Sicuramente una tappa di montagna nella prima settimana (tipo Etna o Gran Sasso), e una in più - di quelle spezza gambe - nell'ultima. Il sospetto è il solito: il Giro è stato disegnato per corridori come Froome e Dumoulin, non certo per il nostro Nibali.

Più che una sorpresa, il 26enne ecuadoriano Richard Carapaz (voto 10) è sorprendente. Per come corre, per come gestisce la squadra, per come non si fa prendere dall'emozione. Ha tutto per crescere e lasciare un segno profondo nella storia del ciclismo, anche se nella storia c'è già.

Inseguiva il tris rosa come Felice Gimondi, e in quel caso Vincenzo Nibali (voto 8) sarebbe diventato anche il più vecchio vincitore del Giro. Invece si deve accontentare della piazza d'onore, dell'ennesimo piazzamento al Giro (sesto podio consecutivo). Con quello di domenica a Verona è l'11° podio in 21 Grandi Giri disputati. Meglio di lui sono Anquetil (13) e Merckx, Gimondi e Hinault (12): scusate se è poco.

Lo sloveno raccoglie il primo podio in un Grande Giro dopo il 4° posto un anno fa al Tour. Primoz Roglic (voto 7), ex saltatore con gli sci, salta finalmente sul podio.

Parte con il numero 1 sulla schiena, ma alla fine Mikel Landa (voto 6,5) si conferma un ottimo numero due che arriva quarto.

Perde troppo tempo a cronometro, poi qualcosa anche in discesa. Poi la sfortuna che ci vede benissimo si mette di traverso. Per il povero Miguel Angel Lopez (voto 6,5), c'è anche un tifoso che lo butta gambe per aria. Da prenderlo a sberle. Cosa che la maglia bianca (miglior giovane del Giro) fa, puntualmente.

Il britannico dopo le 13 giornate in rosa di un anno fa, si ripresenta borioso come pochi. Il Giro di Simon Yates (voto 4) è semplicemente da dimenticare.

È russo, ha vinto un Giro d'Italia under23, e a soli 21 anni Pavel Sivakov chiude al 9° posto. Che dire? Se il buon giorno si vede dal mattino... Buona notte.

Da qualche anno lo danno come futuro Nibali. Un anno fa Davide Formolo (voto 5) ha chiuso il Giro al 10° posto, quest'anno al 15° ad oltre venti minuti. Lo stiamo ancora aspettando.

Porta a casa la tappa di Ponte di Legno e la maglia azzurra di miglior scalatore del Giro. Ha soli 24 anni Giulio Ciccone (voto 8), e anche per lui, adesso, incomincia la parte più difficile: fare il salto di qualità.

Il lussemburghese Bob Jungels (voto 4) non tira una volata che una al nostro Elia Viviani (voto 5,5), perché concentrato a curare la classifica generale. Disperso ad oltre un'ora. Avesse almeno tirato qualche volata...

È l'Italia migliore (voto 8), quella che si ribella e parte all'attacco. È l'Italia che non può attendere, guidata dai vari Cesare Benedetti, Damiano Cima, Dario Cataldo, Giulio Ciccone e Fausto Masnada. Tutti uniti dal sacro fuoco della sfida; tutti uniti da una vittoria di tappa.

Sei giorni in maglia rosa, poi Valerio Conti (voto 7) è costretto a fare le valige a causa di un problema al soprassella. Ad ogni modo il romano di Roma che adora i film di Verdone, disputa un Giro che è «un sacco bello».

Anche per lui è stata una prova tutt'altro che facile. Eredita il microfono Rai da Francesco Pancani e inizia la sua narrazione. Poche storie, Andrea De Luca (voto 8) supera brillantemente l'esame Giro, con una conduzione bella e convincente, all'altezza di chi l'ha preceduto. Affiancato da Stefano Garzelli (voto 6) e dallo scrittore appassionato Fabio Genovesi (voto 6,5) De Luca detta tempi e ritmi. Sembra nato per raccontare il Giro: peccato sia finito.